«Lo abbatto io quel lupo». E si scopre un arsenale

19 Agosto 2026

Dino Rossi, da Ofena, annuncia la spedizione in Puglia ma gli vengono sequestrate le armi

OFENA. «Vi dico una cosa, al sindaco, al governatore della Regione Puglia e al governo nazionale: vi do tre giorni di tempo, tre. Altrimenti agisco io di persona: vado a pernottare da mia figlia che vive a pochi chilometri da Noicattaro – anche per la sicurezza delle mie nipotine – e vado a sistemare il lupo. Gli sparo io. Perché non è possibile che nel 2026 si debba tornare all’età della pietra, quando i bambini venivano mangiati dai lupi. Non è possibile». È un post da quasi mezzo milione di visualizzazioni, circa tremila like, quattrocento condivisioni e migliaia di commenti quello condiviso sulla sua pagina Facebook da Dino Rossi, presidente del Cospa Abruzzo, vicepresidente nazionale Tutela rurale e imprenditore agricolo, quattro mesi fa in corsa per la carica di sindaco del Comune di Villa Santa Lucia degli Abruzzi nella lista di Forza Nuova.

Un video della durata di due minuti e sei secondi, quello pubblicato dal sessantaquattrenne, che si chiude con un ultimatum alle squadre di governo cittadino, regionale e nazionale, guidate rispettivamente da Raimondo Innamorato, Antonio Decaro e Giorgia Meloni: 72 ore di tempo. Non un minuto di più per accalappiare una volta per tutte il lupo che dallo scorso 4 agosto sta tenendo in scacco istituzioni e forze dell’ordine a Noicattaro, nel Barese, dove il fantasma dell’animale si è già materializzato sotto forma di tre attacchi nel giro di poco più di dieci giorni nei confronti di altrettanti bambini. Ma anche sotto forma di appelli alla prudenza da parte del primo cittadino, così come di una task force messa su negli ultimi giorni per convogliare tutti gli sforzi utili cattura dell’esemplare. Che però risulta tuttora ricercato, con grande apprensione da parte dei residenti.

Ma è anche un video, quello diffuso da Rossi, a quanto pare meritevole di un seguito tanto vasto da includere pure i carabinieri di Capestrano, in provincia dell’Aquila, che sotto la direzione del comandante Massimo Gentile non hanno affatto atteso la scadenza delle annunciate 72 ore, presentandosi invece a stretto giro nella sua abitazione di Ofena, così da spogliarlo di tutte le armi nella sua disponibilità. Tutte dall’uomo regolarmente detenute e denunciate, sia chiaro, ma comunque corrispondenti all’equivalente di un arsenale: una ventina tra pistole e fucili e 99 cartucce di diverso calibro. Roba che di sicuro stavolta, del lupo, oltre al pelo, non sarebbe rimasto neanche il vizio.

«Continuano le aggressioni dei bambini a Noicattaro. Tutti contro il ddl caccia. Anche il M5S, che ha presentato un milione di osservazioni. E intanto il sindaco del M5S che amministra la città di Noicattaro non sta facendo nulla per difendere i bambini dei suoi cittadini» esordisce Rossi sui social. Stessa cosa dicasi «per la politica regionale e per la politica nazionale. Non si sente nessuno. Tutti muti», accusa. «E i bambini seguitano ad avere problemi seri per colpa di un animale che dovrebbe essere abbattuto, non catturato a spese degli italiani. Perché già abbiamo i nostri animali da dover campare. Quindi, il lupo, se qualcuno lo vuole, se lo tenga in casa». Poi l’ultimatum, i like, i commenti, le migliaia di visualizzazioni. E i carabinieri che bussano alla porta della sua abitazione, uscendone armati fino ai denti.

Due fucili calibro 12, altri due semiautomatici, tre doppiette, sei carabine di cui una semiautomatica, una canna calibro 12, un revolver, una pistola Beretta e una pistola lanciarazzi. Più sette cartucce calibro 357 magnum, 70 calibro 30-06 e altre 22 cartucce calibro 22. Questo, il bilancio delle armi sottratte dai carabinieri di Capestrano dalla disponibilità di Rossi. Carabinieri che così poi verbalizzano la confisca: «In relazione al caso di specie, a scopo precauzionale e per prevenire il rischio, anche solo potenziale, di abuso o di un uso improprio delle armi, nonché per evitare che la disponibilità delle stesse detenute da Dino Rossi possa agevolarne la commissione del reato da egli annunciato, gli operanti ritenevano di dover procedere al ritiro cautelare delle armi e delle munizioni a tutela della sicurezza pubblica, nonché per scongiurare anche il mero pericolo che la detenzione delle stesse possa costituire occasione di utilizzo imprudente, improprio o comunque non conforme ai rigorosi canoni di affidabilità richiesti».

«Una contraddizione di quelle belle e buone», ha definito il sequestro a scopo precauzionale di pistole, fucili e munizioni lo stesso Dino Rossi. «Mi sono state ritirate le armi per ragioni di sicurezza pubblica», spiega, «quando invece sono stato io il primo a dichiarare di volerle usare proprio per mettere in sicurezza le persone, quindi per una questione di pubblica incolumità. La stessa pubblica incolumità di cui il Comune, la Regione Puglia e il governo nazionale non si stanno evidentemente facendo carico. O comunque se ne stanno facendo carico in modo insufficiente, a giudicare dai nuovi attacchi che continuano a verificarsi ai danni dei bambini. Anch’io ho due nipotine che giocano da quelle parti», aggiunge, «e non posso aspettare una telefonata da mia figlia che mi dice che anche loro sono state azzannate», dice. «Ci tengo però a precisare una cosa, a scanso di equivoci: qualora fossi partito armi in pugno per Noicattaro allo scopo di porre fine a modo mio alle ricerche del lupo, mi sarei comunque interfacciato prima di tutto con i carabinieri del luogo, così da coordinare eventualmente con il loro operato il mio contributo».

Una volta disarmato e costretto per forza di cose a seguire gli sviluppi della vicenda del lupo di Noicattaro come tutti gli altri, cioè dal divano tra tv, smartphone e giornali, Dino Rossi non si è però dato per vinto. E a distanza di tre ore da quella visita dei carabinieri, si è presentato lui stesso in caserma e ha presentato una denuncia contro «chiunque tranquillizzi le persone a vantaggio di un animale per il quale non fa differenza predare un bambino o un cinghiale». Il riferimento è a soggetti a suo dire legati alla «galassia delle associazioni animaliste, che continuano a divulgare notizie false sui social, cioè che il lupo non attacca l’uomo. Questo tipo di divulgazione, difatti, tranquillizza, al punto da esporre i bambini a essere sbranati dai lupi cosiddetti confidenti, ma in realtà solo in cerca di cibo». Un “rassicurazionismo”, conclude Rossi, «pari a quello che circolava all’Aquila alla vigilia del 6 aprile 2009, quando si diceva che tante piccole scosse avrebbero scongiurato una scossa devastante. E invece poi sappiamo tutti come andò a finire».

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