Lo scippo delle carte del processo Vajont

19 Novembre 2019

Decennale, incontro all’Archivio di Stato sul salvataggio dal sisma dei documenti sulla storia della città

L’AQUILA. L'Archivio di Stato dell'Aquila tornò fruibile appena tre mesi dopo il sisma del 6 aprile 2009. Tutto il materiale documentario fu recuperato dalla vecchia sede (semicrollata) nel palazzo della Prefettura e trasferito in un edificio nel Nucleo industriale di Bazzano, dove si trova ancora oggi.
18 KM DI SCAFFALI. Ieri pomeriggio nella sala conferenze Tre Marie dell'Archivio, nell'ambito delle iniziative per il Decennale, si è svolto un incontro nel quale i protagonisti di quel “miracoloso” recupero hanno raccontato come si riuscì in poco tempo a salvare storia e memoria della città (oggi ci sono ben 18 chilometri di scaffalature – ne erano 12 nel 2009 – grazie all'acquisizione di nuovi materiali). Due sono stati i momenti salienti della serata: il saluto dell'attuale direttrice Daniela Nardecchia e l'intervento del professor Raffaele Colapietra.
LO SCIPPO DEL VAJONT. La direttrice ha colto l'occasione per lanciare l'allarme e fare un appello su un possibile «scippo» di documenti dall'Archivio aquilano. E non si tratta di documenti qualsiasi. Sono gli atti del processo sulla catastrofe del Vajont, processo che si svolse all'Aquila sia per il primo grado (1968) che per l'appello (1970). Le carte furono chieste dopo il terremoto del 2009 dall'Archivio di Stato di Belluno per essere digitalizzate. Dovevano essere restituite dopo due anni, ma ne sono passati 10 e nulla è accaduto. «Anzi», ha detto Nardecchia, «ho saputo che c'è stata un’interpellanza parlamentare per chiedere che gli atti non vengano più restituiti all'Aquila: sarebbe un fatto gravissimo», ha sottolineato, rivolgendosi in particolare alla dottoressa Anna Maria Buzzi, direttore generale degli archivi, presente ieri all’iniziativa.
EDIFICI VINCOLATI. Ci sono stati poi gli interventi dell'architetto Stefano D’Amico, segretario regionale del ministero dei Beni culturali, che ha fatto il punto della ricostruzione degli edifici vincolati, chiese in particolare. «Possiamo dire di essere alla metà del percorso», ha affermato D'Amico. Paolo Buonora, per un periodo direttore dell’Archivio (oggi dirige quello di Roma), ha illustrato un progetto di digitalizzazione che consente di delineare la storia urbanistica della città. Mariarita Signorini, presidente nazionale Italia Nostra, ha chiesto «più attenzione ai borghi che circondano L'Aquila».
Ferruccio Ferruzzi, direttore dell’Archivio di Stato nei giorni del terremoto, ha raccontato come si intervenne per salvare i documenti. Il presidente della Deputazione di Storia Patria Walter Capezzali, ha invitato gli aquilani che sono tornati in centro storico «a non lamentarsi troppo dei problemi creati dai cantieri».
FUOCHI D’ARTIFICIO. Ma i fuochi di artificio sono arrivati alla fine, con l'intervento di Raffaele Colapietra, che ha esordito con un commosso ricordo: «Qui, questa sera, c'è una sedia vuota, ed è quella dove si sarebbe seduto Amedeo Esposito, che ricordo con affetto». Subito dopo il professore si è scatenato, facendo notare, tra l'altro, l'assenza dei politici alla serata (la sottosegretaria Anna Laura Orrico è dovuta rimanere a Roma per impegni istituzionali).
COLAPIETRA-SHOW. Non si è fatto vedere nemmeno il sindaco Pierluigi Biondi (partito per Barcellona, ma neppure un suo sostituto) e Colapietra lo ha “giustificato” dicendo: «Forse il villanello (intendendo di Villa Sant'Angelo, ndr) quando a 16 anni venne all'Aquila per frequentare il Liceo rimase a bocca aperta nel vedere una città nobile e aristocratica (come Biondi di recente ha definito L'Aquila, ndr) e da allora è rimasto a bocca aperta e lo è ancora, perciò non è qui». Impossibile sintetizzare le frecciate rivolte un po’ a tutti. Alla fine ha concluso: «Vedete io ho 88 anni e posso dire quello che penso senza paura. Ma sono convinto che anche voi pensate quello che penso io e allora parlo pure per voi».
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