Lo sfogo: basta con la didattica a distanza

9 Febbraio 2021

«Sono Tiziana, mamma aquilana intristita e indignata nel vedere suo figlio, ragazzo 17enne frequentante il IV anno del liceo linguistico del Cotugno, stanco e depresso, come tutti i suoi compagni, di...

«Sono Tiziana, mamma aquilana intristita e indignata nel vedere suo figlio, ragazzo 17enne frequentante il IV anno del liceo linguistico del Cotugno, stanco e depresso, come tutti i suoi compagni, di ritrovarsi nuovamente a dover fare ancora 14 giorni (minimo) di Dad al 100% in una regione in fascia gialla come tante altre che però attenendosi al Dpcm, mantengono le scuole superiori in Dad al 50%».
È la lettera sfogo di una madre, Tiziana Terchi Nocentini, rivolta alle istituzioni.
«In questo modo, la scuola superiore si ritrova nuovamente additata come “causa” del nuovo incremento di contagi Covid in Abruzzo», scrive, «mi chiedo:
perché si discrimina in questo modo solo una fascia di studenti che già è stata privata di tutto visto che solo le scuole secondarie superiori sono state rimesse autonomamente dalla Regione in Dad al 100%? Perché vengono reputati fascia a rischio per la frequenza scolastica e non per la frequenza di locali ormai aperti in zona gialla? Se non sbaglio, in un mese di Dad al 50%, dopo monitoraggio effettuato con esito eccellente (un solo positivo su tutti i monitorati), non ci sono state classi di scuole superiori in quarantena al contrario di quelle elementari. Ed allora, perché sono ancora i nostri figli a dover pagare una colpa non loro?», prosegue Tiziana, «a scuola siamo sicuri che i nostri figli sono tutelati e controllati da professori, presidi e personale scolastico che vengono, richiudendo tutto, accusati indirettamente del contrario.
Perché non si accusa anche chi non controlla e che dovrebbe far rispettare le regole dentro e fuori i locali? Scusate, ma noi genitori dei ragazzi di scuole superiore (e mi permetto di parlare al plurale), siamo stanchi di sentire parlare di “inclusione”, di scuola come luogo di “aggregazione e crescita”. Quale crescita se non c’è il confronto? Quale maturità se non c’è modo di crescere? Quale inclusione se non c’è scuola? Da un anno i nostri figli sono dinanzi a un Pc dopo aver pagato iscrizione e frequenza».