Lo sfogo dei ristoratori: «Così si chiude»
Il gruppo Ravv: «Non siamo noi gli incoscienti, istituzioni assenti». Il sindaco Biondi ricorda le regole
L’AQUILA. «Sconcerto». Questo lo stato d’animo espresso dagli aderenti al gruppo “Ristoratori Aquilani Versus Virus”.
TAVOLI SPARECCHIATI. «Dopo il tempo della rabbia», scrivono, «durante il quale eravamo stati prontamente e definitivamente additati come gli untori, i responsabili unici della seconda ondata di Covid-19 in città, gli avidi, gli incoscienti, i banditi irrispettosi delle regole, oggi il sentimento che abbiamo è di un assoluto e profondo sconcerto. Siamo sbalorditi nel constatare il silenzio assordante delle istituzioni locali attente a concedere gratuitamente, come una panacea, spazi esterni per dehors vuoti quasi come ormai tutti i nostri locali oppure osservare l’assenza del governo regionale dal quale stiamo aspettando da maggio gli aiuti previsti e stanziati; su tutto, però, siamo sconcertati dalla scelta del governo centrale di attuare due nuove e terribili forme: il lockdown-indiretto e l’auto-lockdown. La pandemia va arginata e fermata», aggiungono i ristoratori, «su questo aspetto non ci sono dubbi. Noi stessi siamo stati i primi a segnalare ai nostri amici e clienti le chiusure, a volte non necessarie o richieste, che abbiamo attuato in alcune delle nostre attività per un senso di responsabilità e attenzione (altro che avidità). Quello che non accettiamo è la diffusione scientifica del terrore per obbligare i cittadini a rimanere a casa senza pensare a tutte le attività che vivono, fanno vivere, producono gettito fiscale per lo Stato e che senza ospiti sono e saranno costrette a fermarsi oppure dover subire la riduzione degli orari di normale apertura di un locale sicuro e a norma, con scelte che porteranno, inevitabilmente, alla sua chiusura senza un efficace beneficio per la collettività perché il virus, lo sappiamo, non fa distinzioni di orario. Dietro una partita Iva ci sono madri e padri di famiglia, collaboratori fidati, fornitori storici, quasi tutti non tutelati da qualsiasi forma di “ammortizzatore” o “protezione” sacrosante anche per noi imprenditori del settore. Ora basta! Non siamo solo vacche da mungere. È tempo di azioni forti, nette e definitive. Per tutti!».
LA LETTERA DI BIONDI. La puntuale osservanza delle disposizioni, in particolare di quelle degli ultimi due decreti, è stata raccomandata dal sindaco Pierluigi Biondi e dall’assessore Raffaele Daniele alle organizzazioni del commercio e delle imprese in generale. Nella nota inviata alle strutture di rappresentanza delle attività produttive, affinché le stesse ne facciano diffusione ai loro iscritti, Biondi e Daniele hanno fatto appello «non solo a quanto prescrivono tali normative, ma anche», hanno aggiunto, «a quelle regole di comportamento che si riconducono al buonsenso per la tutela della salute in generale. Comprendiamo benissimo», hanno proseguito sindaco e vicesindaco, «che gli obblighi imposti non vadano a favore del commercio, dei pubblici esercizi e delle attività economiche nel suo complesso, già di per sé profondamente colpite dall’emergenza fin dallo scorso inverno. Ma è il momento in cui, qualsiasi sia la nostra opinione, dobbiamo unire le forze con un unico obiettivo: vincere insieme il male. Istituzioni, cittadini, operatori economici devono fare, con il sacrificio del caso, ciascuno la propria parte per fare in modo che la città dell’Aquila, che alle tragedie è purtroppo abituata, possa tornare al più presto a essere considerata come quel luogo di comportamenti virtuosi che le hanno permesso di essere covid free all’inizio di questa terribile vicenda».
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