Lo sfogo di Ranalli: è stato un complotto

L’ex sindaco punta l’indice sui 9 consiglieri dimissionari e in particolare sui due del Pd: si sono accordati per mandarmi a casa
SULMONA. Nella sua fin troppo pacata ricostruzione dei fatti che lo hanno portato alla fine anticipata della consigliatura, l’ormai ex sindaco Peppino Ranalli ieri mattina in quello che è stato il suo ufficio negli ultimi tre anni non fa mai i nomi dell’assessore regionale Andrea Gerosolimo e di Bruno Di Masci (padre del consigliere e capogruppo Pd in consiglio, Alessio). Ma le dimissioni dei nove consiglieri, e in particolare quelle di Di Masci e dell’ex segretario del Pd Fabio Ranalli, bruciano, e non poco. Un’avventura, quella finita l’altra sera con le nove dimissioni, che non era certo cominciata sotto una buona stella, prima col goffo tentativo della stessa frangia dei democratici di sconfessare il risultato delle primarie che avevano visto l’ex sindaco trionfante e poi coi ricorsi promossi dai gruppi vicini a Gerosolimo. Nel mirino di quei ricorsi l’elezione di Ranalli avvenuta in seguito alla morte in campagna elettorale del candidato Fulvio Di Benedetto. «Credo che dietro tutto questo ci sia stato un preciso disegno», ha esordito il sindaco, con accanto alcuni consiglieri nella sua ultima conferenza stampa a palazzo San Francesco. «Si apre una brutta fase per Sulmona, ora al suo quarto commissariamento. Tra il non approvare i nomi dei nuovi assessori della giunta tecnica e firmare le dimissioni ci passa un abisso». Il riferimento del sindaco è alla mancata composizione della giunta tecnica, dopo l’azzeramento dell’esecutivo sulla scorta della proposta del governatore D’Alfonso di creare un asse col neo assessore regionale Gerosolimo. Ma è qui che è cominciato l’inizio della fine, col sindaco che azzera la sua giunta per dar vita a una maggioranza più ampia sfumata, però, giovedì notte, pochi istanti prima delle dimissioni in blocco dei 9 consiglieri. Tredici giorni di passione, in cui febbrili sono state le trattative per evitare l’ennesimo commissariamento, il quarto consecutivo, in una spirale lunga più di quindici anni. Ma più che coi consiglieri “gerosolimiani”, Luigi Santilli, Alessandro Pantaleo, Gianfranco Di Piero e Daniele Del Monaco – già in minoranza da tempo – l’ormai ex sindaco se la prende soprattutto con Ranalli e Di Masci, esponenti del suo stesso partito, il Pd. «Due consiglieri del mio partito che decidono di mandare a casa il loro sindaco evidentemente hanno in mente un’altra azione che conosceremo nei prossimi giorni», ha aggiunto Ranalli. «Prima avevano garantito al partito di lavorare per risolvere la crisi, poi a sorpresa si sono accordati con la minoranza per mandarmi a casa. Coi loro assessori che disertavano le giunte da Natale perché non approvavano la riorganizzazione della macchina amministrativa in corso».
Federica Pantano
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