Lo storico Guerri fa riscoprire il mondo caro a D’Annunzio

14 Maggio 2019

TAGLIACOZZO. Aneddoti, curiosità e modi di fare del Vate raccontati al Talia di Tagliacozzo. La settimana del Turismo organizzata dall’Istituto tecnico economico per turismo Argoli di Tagliacozzo ha...

TAGLIACOZZO. Aneddoti, curiosità e modi di fare del Vate raccontati al Talia di Tagliacozzo. La settimana del Turismo organizzata dall’Istituto tecnico economico per turismo Argoli di Tagliacozzo ha scelto un oratore d’eccellenza, Giordano Bruno Guerri, per parlare di Gabriele D’Annunzio. Il presidente della Fondazione “Vittoriale degli italiani”, la casa di D’Annunzio a Gardone Riviera, ha illustrato questa figura simbolo del secolo scorso davanti a una platea attenta e curiosa dopo essere stato accolto in Comune, nella mattinata, e aver ricevuto l’Obelisco simbolo della città. «D’Annunzio fondò nel 1920 la Lega dei popoli oppressi», ha raccontato lo storico Bruno Guerri, «quanto di più antifascista si possa pensare. Lui si ribellò al mondo scrivendo Disobbedisco, qualcosa di unico nel suo genere». Durante il dibattito animato dalla preside, Patrizia Marziale, dal maestro Paolo Totti e dal presidente del consiglio di Teramo, Alberto Melarangelo, non sono mancati aneddoti sul Vate. «Su D’Annunzio e le donne ne sono state dette tante», ha precisato, «in realtà tante stravaganze che gli vengono attribuite non sono vere. Lui aveva dei gusti semplici e bisogni elementari». Un uomo del futuro, lungimirante e attento ai particolari, tanto da farsi fare due leggi ad personam per far rispettare la sua volontà anche dall’aldilà. «Grazie a una legge voluta da lui potè lasciare tutto alla Fondazione Vittoriale scavalcando moglie e figli», ha concluso il presidente Guerri, «grazie a un’altra stabilì che al momento della sua morte il Vittoriale sarebbe stato chiuso e nulla poteva essere spostato. Lì è tutto rimasto come quando lui morì il primo marzo del 1938. Stava studiando un libro di economia, venne colto da un malore, gli caddero gli occhiali a terra e oggi sono ancora lì». (e.b.)
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