Lombardi: «Ora salvate la mia Presider»

L’appello alle istituzioni del fondatore dello storico stabilimento finito all’asta e adesso a rischio smembramento
AVEZZANO. «Le istituzioni si facciano avanti per salvare la Presider». È l’appello di Donato Lombardi, 84 anni, fondatore della storica azienda siderurgica di Avezzano. «Bisogna bloccare il ribasso d’asta per evitare che lo stabilimento finisca nelle mani di qualche sciacallo o che venga smembrato», spiega l’ex presidente di Confindustria Abruzzo. L’azienda, fiore all’occhiello dell’imprenditoria marsicana, non ha retto alla crisi e si è dovuta piegare ai creditori. Il crollo delle commesse è iniziato nel 2008 con il blocco del settore edile. Nonostante le difficoltà, la famiglia Lombardi ha cercato di andare avanti preoccupandosi del futuro dei 140 dipendenti. Poi nel 2013 la richiesta di cassa integrazione e la domanda per il concordato fallimentare accettata dal tribunale di Avezzano a distanza di sei mesi. «Per cinque decenni l’azienda è cresciuta in maniera armoniosa per l’alta tecnologia e l’impegno delle sue maestranze», aggiunge Lombardi, «tanto che il prodotto Presider ha favorito la produttività delle varie carpenterie. Non c’è opera che non sia stata realizzata con l’acciaio partito da Avezzano. L’ultima è stata lo stadio di Johannesburg in Sudafrica». L’azienda ha fornito travi in acciaio anche per alcuni stadi di “Italia ’90” e gli aeroporti di Linate e Malpensa. «L’efficienza e la produttività degli impianti», continua Lombardi, «hanno portato nel nostro stabilimento delegazioni provenienti da Russia, Cina e India. Dopo aver esaminato il fatturato degli ultimi 5 anni, nel 2005 Arcelor Mittal ha offerto 75 milioni di euro per il 49% e 200 per tutto purché a gestire fosse la stessa organizzazione. Con la rovinosa crisi dell’acciaio sono stato costretto a chiedere il concordato, avvenuto con il consenso positivo del 90% dei creditori, per non licenziare i due terzi del personale come hanno fatto i miei concorrenti. Non ho voluto, alla fine la tenacia che ha contraddistinto mezzo secolo di lavoro è anche stata il nostro limite. Oggi dopo le varie aste a ribasso il prezzo è sceso a qualche milione di euro. L’eventuale prosieguo, mi auguro, sarà di maestranze, dirigenti o acciaierie competenti. Pure i dipendenti si offrono per evitare smembramenti. Comune e Regione facciano in modo che ciò non accada e abbiano piena coscienza di quanto la Presider possa costituire ancora, anche attraverso una visita agli impianti. Col tempo, gradatamente la Presider potrà tornare a far parte dell’Italia che conta».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

