Lotta all’Alzheimer Centro d’eccellenza al San Salvatore
Sono 2mila i casi trattati all’Aquila e in arrivo c’è un vaccino Mearelli: prevenzione decisiva, occhio a disturbi di memoria
L’AQUILA. Una patologia la cui incidenza è aumentata con il generale invecchiamento della popolazione, per la quale si attende nel 2017 il primo vaccino monoclonale. Stiamo parlando del morbo di Alzheimer, di cui oggi si celebra la giornata mondiale: la forma più comune di demenza degenerativa progressivamente invalidante, che si manifesta in prevalenza dopo i 65 anni. In Abruzzo soffrono di questa malattia e delle altre tipologie di demenza senile circa 20mila persone, di cui 5.000 nella nostra provincia, con 2.000 casi curati dall’Asl dell’Aquila. All’ospedale San Salvatore opera con eccellenza nel percorso diagnostico il centro Uva (Unità valutazione Alzheimer), di cui è responsabile la dottoressa Simonetta Mearelli con la dottoressa Patrizia Sucapane, nell’ambito della Clinica Neurologica diretta dal professore Carmine Marini. Nel comune di Fossa, a pochi chilometri dalla città, è attivo il centro diurno AllenaMente, che oggi effettuerà un Open Day, ed esiste un progetto per l’attivazione di 12 posti letto riservati ai malati di Alzheimer nella sede dell’ex Onpi.
Dottoressa Mearelli, come mai è aumentata l’incidenza dei casi di Alzheimer?
«Si tratta di una patologia legata all’invecchiamento della popolazione mondiale, dovuto all’incremento della vita media e alla diminuzione della natalità, che nel 2030, in base alle previsioni, arriverà a crescere del 180% rispetto al 1950. Nel nostro territorio, gli ultra 65enni sono aumentati del 15,3% negli ultimi 10 anni, con un’incidenza dei casi di demenza dell’1,4% nella fascia tra i 65 e i 69 anni e dell’11,9% tra gli 85 e gli 89 anni. Più colpite risultano le donne. E secondo l’Oms, nel 2050 a livello mondiale si registrerà un milione di nuovi casi all’anno».
Come si affronta questa patologia?
«Prima di tutto con la prevenzione: occorre agire al primo manifestarsi di disturbi della memoria. E per questo esistono le strutture dedicate alla diagnosi precoce, come il centro Uva del San Salvatore, dove si effettuano la valutazione clinica e neuropsicologica e quella radiologica e diagnostica, grazie a macchinari all’avanguardia che hanno permessodi poter esaminare “in vivo” le placche responsabili dell’Alzheimer, che prima si individuavano solo post mortem. Oggi è anche possibile fare la diagnosi con i biomarcatori liquorali. Poi si interviene con i trattamenti farmacologici e la riabilitazione, che servono per rallentare il decorso della malattia, che è degenerativa. Dal punto di vista farmacologico, purtroppo, siamo fermi e dall’ultimo report mondiale del 2014 è emersa la necessità di cercare una terapia risolutiva, che potrebbe arrivare il prossimo anno con il vaccino monoclonale».
L’Alzheimer è una malattia che pesa sulle famiglie dei malati. Quali servizi offre il territorio?
“Ci sono le Rsa, per i casi più gravi in cui subentrano anche disturbi della personalità. E un valido sostegno è offerto dal Centro diurno di Fossa, unico nel suo genere in tutta la provincia, che è nato nel 2010: le attività sono finalizzate al mantenimento delle capacità residue dei malati, al rafforzamento delle capacità di orientamento, al controllo dei problemi comportamentali, al mantenimento di una buona condizione di salute fisica».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

