Luci sull’Aquila che ritrova il sorriso

23 Agosto 2019

Il Giubileo celestiniano nell’anno del decennale, tra pezzi tornati a posto e vuoti da riempire

Perdonanza, transumanza o alpinismo? Si può dire che, comunque vada, nella decisione dei saggi di Bogotà su quale “eccellenza italiana” debba assurgere al riconoscimento Unesco di patrimonio immateriale dell’umanità ci sarà pur sempre un po’ dell’Aquila. Che può dire la sua in tutti e tre i campi. La città, già candidata nel 2018, ci riprova anche quest’anno.
Amministratori, classe dirigente e comitato organizzatore puntano tutto sul piatto Unesco, già pregustando invasioni di turisti a Collemaggio. Singolare il fatto che la decisione sull’evento-clou della storia aquilana verrà presa a dicembre nella capitale colombiana, ugualmente devastata da un terremoto nel 1785. L’Aquila, a dieci anni dal sisma, tra luci e ombre (con differente prevalenza delle une sulle altre, a seconda delle lenti indossate), spazi recuperati e vuoti ancora da riempire, si sottopone, prima di ogni altro, al giudizio dei propri cittadini e dei visitatori che ogni anno si mettono in fila davanti alla Porta santa. Quando la basilica di Celestino V era inagibile, un parroco, dopo aver chiesto l’anonimato (temendo scomuniche oppure interrogazioni parlamentari), affermò che sarebbe bastato mettere un arco di cartone (tipo la Porta di Lampedusa) in mezzo al prato di Collemaggio per salvare l’indulgenza «di tutti e per tutti».
A proposito. Chissà se basterà, ora, la presenza di un cardinale “fatto in casa” come l’arcivescovo Petrocchi per sfatare un altro dei falsi miti legati all’aneddotica, tra agiografia e leggenda, della Perdonanza. E cioè che il Papa in persona abbia il tempo di scegliere, tra i suoi fedelissimi, un porporato da mandare in trasferta nel capoluogo abruzzese come suo inviato, o delegato, per battere tre volte il ramo d’ulivo sul portone da spalancare per la 24 ore della Misericordia. Ce n’è bisogno in abbondanza, all’Aquila come altrove, dove la Perdonanza, una settimana all’anno, è al centro dell’attenzione e del dibattito. In positivo e in negativo, senza dimenticare che si è pur sempre nella città di Sant’Agnese, dove c’è chi eleva la maldicenza al rango culturale. E se la festa religiosa procede secondo un protocollo consolidato, per la parte spettacolare la sfilata di big promette scintille. Buon compleanno L’Aquila. A 765 anni suonati dalla tua fondazione hai tutto il diritto di fare festa. Domani, forse, sarà un giorno migliore.
©RIPRODUZIONE RISERVATA