Luco, l’imputata nei guai: «Non c’entro con la droga»

20 Settembre 2020

AVEZZANO. «Il mio nome è finito, per una serie di coincidenze assurde, in una vicenda a cui sono totalmente estranea». A parlare è Maria Grazia Palma, accusata di oltraggio e resistenza a pubblico...

AVEZZANO. «Il mio nome è finito, per una serie di coincidenze assurde, in una vicenda a cui sono totalmente estranea». A parlare è Maria Grazia Palma, accusata di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale e condannata in primo grado a 3 anni di reclusione. La sentenza è stata emessa dal collegio del tribunale di Avezzano presieduto dal giudice Zaira Secchi. I fatti riguardano una operazione nel Fucino contro il traffico di droga e in particolare, per quanto riguarda la donna di Luco, il pestaggio di un carabiniere avvenuto, secondo l’accusa, per permettere la fuga di un complice dello spacciatore. «Mi sono trovata al posto sbagliato nel momento sbagliato», si difende la donna, «c’erano delle persone che fuggivano tra cui anche quello che, solo successivamente, ho capito trattarsi di un carabiniere. Era vestito in abiti civili e ho visto delle persone che lo fermavano e ho iniziato a gridare. Sono estranea alla vicenda riguardante il traffico di droga e tutti in paese mi conoscono e lo sanno. Ho una famiglia, siamo persone per bene e non conosco questi cittadini stranieri coinvolti. Spero che in Appello la verità venga fuori e si riesca finalmente a dimostrare che io con tutta la vicenda non c’entro». (p.g.)