Lutto a Filetto, addio al maresciallo Cupillari

Aveva 88 anni ed è deceduto nelle Marche, dove viveva. Il ricordo: «Una volta multò anche il figlio»
L’AQUILA. Lutto a Filetto per la morte del maresciallo Mario Cupillari deceduto nelle Marche, dove abitava con la famiglia, a 88 anni. Ne ha dato notizia la pagina facebook “Amici di Filetto” che riporta anche un lungo articolo che il quotidiano “Vivere Fermo” ha dedicato al ricordo del maresciallo dei carabinieri. «Era originario dell’Abruzzo, nato e cresciuto a Filetto», scrive il quotidiano, «borgo tra le montagne, sotto il Gran Sasso. Qui insieme ai fratelli da ragazzino faceva il pastorello, poi gli altri se ne erano andati all’estero, invece lui aveva scelto di fare il carabiniere. Durante il suo incarico in Sardegna conobbe la moglie, perché abitava nello stesso palazzo della Caserma. Quando nel 1971 arrivò a Montegiorgio (Comune di quasi 7.000 abitanti in provincia di Fermo, ndr) come brigadiere, aveva già i 2 figli, Andreina e Massimo, in età scolare. Qui è rimasto fino alla fine, per quasi 50 anni, e ha contribuito a scrivere un pezzo della storia di questo territorio, pur venendo da lontano. Era stato comandante della Stazione, della Radiomobile e poi della squadra di Polizia giudiziaria. Aveva anche ricevuto una medaglia al valore per il suo lungo comando. Poi, nel 1986, se ne era andato in pensione e ritirato a vita familiare. Non era alto, ma imponente e il suo fisico raccontava anche un po’ del suo carattere. Il volto tondo e largo era accogliente, paterno, seppur nella fierezza dello sguardo di uomo integerrimo, che non faceva sconti al suo rigore interiore».
«Una volta fece la multa pure a suo figlio», racconta la figlia Andreina, sorridendo a quel ricordo, seppure nel momento di grande tristezza. «E così lo raccontano anche quanti ebbero a che fare con lui: severo come il ruolo istituzionale richiedeva e per profondi princìpi morali, ma con un consiglio sempre pronto, fuori divisa. Alla famiglia sono arrivati tanti messaggi di cordoglio da parte di quelli che oggi sono uomini maturi, gli adolescenti di quei tempi. Quello dell’adolescenza è un periodo della vita in cui qualche sciocchezza può capitare. Il Maresciallo li convocava in caserma, poi chiamava i loro genitori, faceva a tutti una grande ramanzina e li rimandava a casa. Una sua vicina di casa, in un post su un social l’ha così salutato: «Grazie Mario o, come ti chiamavano tutti, Maresciallo. Grazie per tutti tuoi sorrisi, per i tuoi tanti insegnamenti, per la tua grandissima ospitalità, grazie per aver condiviso sempre la tua cultura, l’amore per la Patria. Rispetto era la tua parola d’ordine».
La figlia Andreina aggiunge che se dovesse descrivere il padre lo paragonerebbe a «una di quelle noci che crescono a Filetto, il suo paese, quello che lui chiamava il mio borgo natio: dure fuori, tenere e dolci dentro». (g.p.)
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