Ma a Fossa il “miracolo” è Santa Maria ad Cryptas

L’accurata campagna di riqualificazione post-sisma conclusa a tempo da record Il libro di un gruppo di ricercatori racconta la storia di questo gioiello dell’arte
FOSSA. A Fossa, su un piccolo colle all’ingresso dell’abitato, c’è la “prova” che la ristrutturazione, il restauro e la valorizzazione delle chiese del territorio aquilano possono fare da volano all’economia di borghi i quali altrimenti rischierebbero di morire di spopolamento. La chiesa di Santa Maria ad Cryptas è stata pesantemente danneggiata dal terremoto del 2009. Ma, diversamente da edifici sacri di altri Comuni, a Fossa si è compiuto un piccolo miracolo: i lavori sono stati fatti a tempo record e oggi si può godere di un gioiello prezioso che aspetta solo di essere fatto conoscere al mondo.
Da poche settimane chi vuol approfondire la storia di Santa Maria ad Cryptas ha a disposizione un libro frutto di una sinergia tra enti e istituzioni diverse pubblicato da “Editori Paparo”. Il volume è il risultato di studi, commissionati dal Comune di Fossa, avviati da un gruppo di ricerca appositamente costituito e coadiuvato da Michele Maccherini e Luca Pezzuto – professori di storia dell’arte del Dipartimento di Scienze umane dell’Università dell’Aquila – subito dopo la fine di una campagna di restauri promossa dal Segretariato regionale Abruzzo con la collaborazione della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la città dell’Aquila.
Ben nota agli specialisti e meta fin dall’Ottocento degli stranieri che intraprendevano pioneristici viaggi nel meridione d’Italia, la chiesa di Santa Maria ad Cryptas (detta popolarmente “delle grotte”) mancava ancora di una monografia che le restituisse il posto che merita nel panorama storiografico nazionale, oltre che nei percorsi turistici dell’Abruzzo pedemontano.
Nel testo (quasi 300 pagine con splendide foto) la chiesa è, per la prima volta, analizzata organicamente nelle vicende costruttive, nella dimensione storico-artistica e negli aspetti relativi al restauro e alla conservazione. Uno dei curatori del volume, Luca Pezzuto, è un giovane docente universitario di storia dell’arte e del restauro che ha accettato di raccontare al Centro, se pur sinteticamente, le vicende di un monumento che ha pochi uguali. Pezzuto ne parla non solo con la competenza dello studioso che per oltre un anno ha scandagliato ogni dettaglio dell’edificio sacro, ma con una passione che dà, a chi lo ascolta, la concreta sensazione che si è di fronte a un affascinante percorso per immagini lungo otto secoli.
«Questa chiesa» dice Pezzuto «è un palinsesto. Qui c’è la storia della grande arte abruzzese dal XIII al XVIII secolo. Anche le trasformazioni che ha subìto nel corso della sua storia ci parlano degli uomini e delle donne che qui hanno trovato rifugio spirituale e non solo».
Santa Maria ad Cryptas (nome probabilmente derivato dal fatto che nella zona originariamente c’erano delle grotte di cui oggi resta traccia nella cripta) fu costruita dai monaci cistercensi negli ultimi decenni del 1200. I Cistercensi furono grandi innovatori anche sotto il profilo socio economico. La chiesa fu sin dai primi anni completamente affrescata. In seguito ci sono stati degli “inserimenti” come ad esempio altari e nicchie con opere d’arte di importanti maestri del XV, XVI e XVII secolo. Il tema dominante è quello della Vergine Maria ma i restauri hanno messo in luce particolari che legano la chiesa alle vicende storiche di Fossa e del suo territorio.
«Al netto di alcuni quesiti che ancora aspettano di essere risolti», scrive Pezzuto a conclusione del saggio che apre il volume, «resta la consapevolezza di avere di fronte un edificio posizionato a mezza costa lungo il dorso della montagna a segnare la storia di quel luogo e dei suoi abitanti, bifolchi per mestiere e rozzi per convenzione idealistica. In realtà, come ricordato dai viaggiatori forestieri e dalle visite pastorali, nel bene e nel male furono proprio quei contadini gli unici, veri custodi di una chiesa per troppi secoli abbandonata a se stessa e alle intemperie delle istituzioni deputate».
Il sindaco di Fossa, Fabrizio Boccabella, è ben consapevole del tesoro che lui e i suoi concittadini hanno ereditato: «È un bene che non appartiene solo alla nostra piccola comunità», dice il primo cittadino, «ma che si configura soprattutto come monumento di valenza internazionale da preservare a far conoscere alle future generazioni».
Nella presentazione, Alessandra Vittorini, che ha diretto la Soprintendenza per L’Aquila e il cratere fino a qualche mese fa, scrive: «Vero gioiello dell’architettura medioevale abruzzese, la chiesa di Santa Maria ad Cryptas condensa nella sua forma e nella sua immagine le tante complessità connesse alla sua storia, complessità che il restauro post sisma ha dovuto affrontare e gestire in modo coordinato, con soluzioni non sempre semplici».
Sulla chiesa di Santa Maria ad Cryptas è disponibile anche una guida turistica (pubblicata circa un anno fa) che è un’agile sintesi della monografia appena data alle stampe.
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