Ma il Pd accusa: «Commedia dell’arte, clima carnevalesco»

21 Febbraio 2020

SULMONA. «Siamo alla commedia dell’arte, di storica tradizione popolare, in cui lo scambio di invettive serviva a strappare grasse risate a un pubblico disilluso, in linea, certo, con il clima...

SULMONA. «Siamo alla commedia dell’arte, di storica tradizione popolare, in cui lo scambio di invettive serviva a strappare grasse risate a un pubblico disilluso, in linea, certo, con il clima carnevalesco di questi giorni, ma sicuramente non ascrivibili alla categoria del dibattito politico con la pretesa di un qualche contenuto formale e sostanziale». È così che il segretario del Partito democratico di Sulmona, Franco Casciani, definisce la seduta del consiglio comunale di mercoledì in cui si è discussa e votata la mozione di sfiducia al sindaco Annamaria Casini. «Non si riesce a credere ai propri occhi di fronte allo spettacolo offerto a Palazzo San Francesco», evidenzia Casciani, «pensavamo di averle viste tutte ormai nel corso di questa consiliatura, con una sindaca chiaramente delegittimata e un consiglio comunale in balia di eventi assolutamente ingovernabili e difficilmente riconducibili a una normale dialettica tra forze politiche saldamente ancorate ad una qualche classificazione politica, sociale, filosofica». A conclusione della «commedia dell’arte», per Casciani la «giunta di alto profilo», dovrà ora a trovare il bandolo di una matassa amministrativa sempre più ingarbugliata: «Dal degrado cittadino con la sporcizia che la fa sempre più da padrona, al problema della ricostruzione post-terremoto da far partire, con particolare riferimento a quella del Liceo classico Ovidio, paradigma perfetto delle inefficienze fin qui palesate o a quello della desertificazione del centro storico, chiuso per fallimento, non c’è che l’imbarazzo della scelta per far bella mostra dell’alto profilo di cui sarebbe dotata questa ennesima compagine amministrativa. Che dire», conclude sarcasticamente Casciani, «aspettiamo fiduciosi: anche se profondamente laici, vogliamo credere a un miracolo». (c.l.)
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