Ma la difesa smonta le prove: «Va assolto»

20 Ottobre 2022

Gli avvocati dell’ex macellaio evidenziano numerosi dubbi sulla ricostruzione fatta dalla Procura

L’AQUILA. I legali della difesa, Mauro Ceci e Licia Sardo, per tre ore hanno cercato di smontare quelle che ritengono non delle prove certe ma dei semplici indizi che mai potrebbero portare a una condanna «al di là di ogni ragionevole dubbio».
L’avvocato Ceci ha chiesto l’assoluzione di Gianmarco Paolucci «per non aver commesso il fatto» e ha poi indicato una subordinata e che cioè in caso di condanna non vengano previste le aggravanti che nel caso specifico – come chiesto invece dal pm – sono la crudeltà (accanimento sul cadavere) e i futili motivi (una “banale” storia di droga). L’avvocato Sardo ha chiesto l’assoluzione e basta.
I due legali nei loro interventi (quello di Ceci è stato di due ore e mezzo) si sono divisi i compiti. Ceci ha provato a incrinare tutte le accuse e ha seminato con una certa abilità un bel po’ di dubbi rispetto alla ricostruzione dell’accusa. Ha iniziato mettendo in evidenza le “contraddizioni” dei testimoni del ritrovamento del cadavere e in particolare di un imprenditore (che stava facendo lavori nel piazzale di casa D’Amico) e di un amico della vittima. Ha “rimproverato” alla Procura di non aver percorso ipotesi alternative, nel senso che ci potevano essere elementi che avrebbero potuto coinvolgere persone diverse da Paolucci.
Ceci si è soffermato molto sulla prova del Dna. Si è chiesto perché è stato esaminato solo il pantalone della vittima (dove è stata trovata la traccia utile per isolare il Dna) e non il giubbotto visto che l’assassino per spostare il corpo avrebbe afferrato D’Amico – già morto o morente – prima sotto le ascelle e solo dopo alle caviglie. Ci sarebbe inoltre un Dna maschile di ignoto sulla maniglia di una porta su cui non si sarebbero fatti approfondimenti. E poi – ha detto – come avrebbe fatto l’assassino a entrare nel garage visto che era chiuso e le chiavi erano al piano superiore.
Ceci ha insistito molto sul fatto che Paolucci è mancino e che quindi non avrebbe potuto impugnare il cesello e la mazzetta con la destra. Infine c’è l’orma della scarpa, trovata nel luogo del delitto, differente da quelle delle scarpe sequestrate all’imputato.
L’intervento dell’avvocato Licia Sardo è stato a dir poco “pirotecnico”. Ha iniziato con una frase: «Questa indagine a Milano non sarebbe mai arrivata al processo» e si è poi rivolta ai giudici popolari dicendo loro che se condanneranno «questo ragazzo innocente» all’ergastolo ne porteranno per sempre il peso e ha concluso in questo modo: «La cosa giusta da fare è assolvere Paolucci che così potrà tornare a casa dai suoi affetti». (g.p.)