Ma per la sentenza choc si va in Appello

7 Marzo 2023

A maggio si terrà la prima udienza dopo l’assegnazione del concorso del 30% a tre giovani vittime

L’AQUILA. Stessa tragedia, linea diametralmente opposta da parte dello Stato. Se i ministeri non hanno impugnato la condanna civile per la morte dello studente greco Vasileios Koufolias, ha invece fatto ricorso contro la sentenza choc di ottobre per la morte di Ilaria Rambaldi, Paolo Verzilli e Alberto Guercioni – scomparsi nello stesso crollo di via Cmpo di Fossa 6B come Vasileios – non accontentandosi della ripartizione delle responsabilità sancite dalla giudice Monica Croci: 40% di concorso di colpa agli eredi del costruttore dell’edificio, 30% ai ministeri e 30% alle stesse vittime per essere rimaste a dormire in casa.
La prima udienza davanti ai giudici della corte d’Appello si terrà a maggio, quando sarà trattato anche il ricorso avanzato dal Comune dell’Aquila per essere stato condannato a rimborsare le spese legali al progettista dell’edificio. Nella stessa udienza sarà con tutta probabilità trattato anche il ricorso dei familiari delle tre vittime, che sarà avanzato nei prossimi giorni con l’obiettivo proprio di smontare il concorso di colpa assegnato ai tre ragazzi.
Prima dell’udienza di maggio, però, è attesa anche la sentenza sulla causa gemella che riguarda la morte delle sorelle Giusy e Genny Antonini, anche loro vittime del crollo della palazzina in via Campo di Fossa 6B. Sarà il giudice Baldovino De Sensi a esprimersi nei prossimi giorni, dopo aver ereditato la causa dalla collega Croci. Anche per loro lo Stato ha chiesto il concorso di colpa per «la condotta incauta» di aver dormito in casa nella tragica notte tra il 5 e il 6 aprile 2009.
Ma sono altre decine, se non centinaia – è impossibile tenere un conto – le cause civili per cui si attende il pronunciamento di primo o quello di secondo grado da parte dei giudici nei prossimi mesi. In particolare, stanno raggiungendo tutte la fase cruciale della sentenza, quelle cause civili che sono basate non sulla responsabilità dei progettisti e dei controllori per gli edifici venuti giù, quanto invece sulle parole di rassicurazione alla popolazione dichiarate dall’ex vicecapo della Protezione civile nazionale Bernardo De Bernardinis pochi giorni prima della devastante scossa del 6 aprile, dopo la riunione della commissione Grandi rischi all’Aquila. In questo filone, solo negli ultimi due mesi, la presidenza del Consiglio dei ministri – a cui fa capo direttamente la Protezione civile – è stata condannata a quasi 17 milioni di euro di risarcimenti dai giudici del tribunale dell’Aquila. (l.t.)