Mafie e post-sisma, ecco il super prefetto

Il ministero invia Di Bari, specializzato nel contrasto alle infiltrazioni: incontro con Torraco e le forze dell’ordine provinciali
L’AQUILA. La lotta alle infiltrazioni mafiose nella ricostruzione dell’Aquila al centro di un vertice tra il direttore della Struttura di missione prevenzione e contrasto antimafia sisma Michele Di Bari, super prefetto, e il prefetto dell’Aquila Cinzia Torraco. Alla riunione hanno preso parte anche i vertici territoriali delle forze di polizia e della Direzione investigativa antimafia di Roma e Firenze. L’incontro fa seguito alla sottoscrizione del protocollo, avvenuta il 19 luglio 2021, i cui contenuti sono applicati in tutti i cantieri pubblici e privati connessi alla ricostruzione post-sisma 2016. Lo scopo del protocollo è far sì che la ricostruzione post terremoto si svolga in una cornice di sicurezza e legalità per l’offerta occupazionale, per lo svolgimento delle attività lavorative, per la salute, per lo sviluppo del territorio nonché per il corretto e legittimo impiego delle risorse pubbliche.
La riunione è servita anche a fare un punto sulla situazione dei controlli antimafia nei lavori di ricostruzione, che riguardano non solo i sei comuni interessati dagli eventi sismici del 2016, ma anche i 42 che hanno subìto danni a seguito del terremoto del 2009 (sono oltre mille le imprese locali iscritte nell’Anagrafe degli esecutori gestita dalla Struttura di missione) e a rafforzare i presidi di legalità e sicurezza a tutela di tutti i lavoratori impegnati nei relativi cantieri.
In particolare nel corso della riunione sono state ulteriormente valutati e verificati i sistemi di prevenzione di controllo e di contrasto ai tentativi di infiltrazione mafiosa nonché la verifica sotto il profilo della sicurezza e della regolarità dei cantieri di lavoro. Attività, queste ultime, che vedono già impegnata in prima linea la prefettura dell’Aquila, con la collaborazione delle forze di polizia e degli altri enti che compongono il tavolo permanente, ciascuno per la parte di propria competenza.
Chiusa la parentesi di gran parte dei processi penali sui crolli degli edifici, sono state le indagini legate alle infiltrazioni della ’ndrangheta e della camorra (clan dei Casalesi) ad aver tenuto banco. Il tribunale dell’Aquila, anni fa, aveva condannato un appartenente alla pericolosa cosca calabrese dei Caridi-Zindato-Borghetto, che secondo l’accusa si sarebbe adoperata affinché la stessa entrasse negli appalti post-sisma dell’Aquila. Altre indagini sempre della Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila avevano, invece, portato a galla la presenza di ditte casertane vicine ai Casalesi, nei numerosi subappalti nei quali è emerso anche lo sfruttamento della manodopera campana approfittando dello stato di indigenza degli operai.
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