Magneti Marelli, riparte la produzione

22 Gennaio 2019

La sospensione dell’attività era scattata in segno di solidarietà coi 200 dipendenti della ex Blutec lasciati senza stipendio 

SULMONA. È tornata alla normalità da ieri la produzione alla Magneti Marelli. I lavoratori dello stabilimento sulmonese sono stati messi in ferie individuali negli ultimi giorni per colmare il freno a mano tirato dalla produzione nella “consorella” Sevel, a causa dello sciopero dei 200 dipendenti dell’azienda dell’indotto ex Blutec, ora Ingegneria Italia. La situazione sta ora tornando alla normalità, dopo che la filiera ha rimesso in moto le linee produttive, sulla scorta delle rassicurazioni arrivate su stipendi e altre somme arretrate per la ex Blutec.
Tutto era cominciato la scorsa settimana quando alla Sevel di Atessa è stato indetto lo sciopero di 200 dipendenti dell’azienda dell’indotto ex Blutec che produce telai per il furgone Ducato e altri componenti. La situazione si è aggravata dopo che i dipendenti ex Blutec hanno deciso in assemblea lo sciopero ad oltranza per protestare contro il mancato pagamento degli stipendi e altre rivendicazioni importanti per le condizioni di lavoro e il futuro dello stabilimento. Nel fine settimana la produzione del Ducato si è fermata anche a Sulmona con i lavoratori che hanno deciso di solidarizzare con i colleghi di Atessa perché accomunati, in parte, da uno stesso destino.
La protesta è rientrata l’altro ieri sera dopo che i lavoratori ex Blutec hanno votato a maggioranza la sospensione dello sciopero. Da ieri alla Magneti Marelli di Sulmona il ritorno alla normalità è stato graduale. Il primo turno è ripartito regolarmente anche se è rimasto fermo il montaggio Ducato con ferie individuali. Nel secondo turno lavorativo, per poter riavviare le linee, il montaggio è ripartito al 50 per cento. Si è tornato a produrre nel terzo turno di lavoro per consentire alla Sevel di tornare a pieno regime con il lavoro. Tranquillizza sul destino della Magneti Marelli Giampaolo Biondi della Fim-Cisl. «Si è trattato di una scelta obbligata», interviene, «non si è potuto fare altro che stoppare la produzione dal momento che si era fermata tutta la filiera, ma si è già tornati alla normalità».
A ottobre scorso, la fabbrica sulmonese era stata ceduta al gruppo nipponico Calsonic Kansei Corporation. La multinazionale, leader nel comparto indipendente della componentistica per auto, che non dipende direttamente da grandi case automobilistiche, ha annunciato un fatturato di 15,2 miliardi di euro. Lo stabilimento sulmonese, uno dei più produttivi del gruppo, è stato da sempre all’avanguardia, tanto da creare il modello sulmonese sui 17 turni settimanali di lavoro, uno in meno rispetto alla turnazione americana, con la domenica che è stata esclusa. La riduzione sui 18 turni è arrivata dopo una stagione di scioperi serrati e a oltranza.
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