«Mai pensato di spostare Sallustio» Il vicesindaco spegne le polemiche

Daniele precisa la sua posizione: «Nessuna volontà politica. Solo un input per stimolare il dibattito» La storica fontana dei Gesuiti potrebbe andare accanto all’illustre personaggio, ma non al suo posto
L’AQUILA. Sallustio non si muove. Tutt’al più, si ritroverà la fontana dei Gesuiti a pochi passi, al posto di un’aiuola. Quel che è certo è che una cosa non esclude l’altra. A chiarirlo è stato lo stesso vicesindaco Raffaele Daniele, intervenuto dopo le polemiche montate nei giorni scorsi a seguito di un’intervista da lui rilasciata nel cantiere di piazza Palazzo. Polemiche, anche feroci, che hanno visto la partecipazione di cittadini, storici dell’arte, architetti ed esponenti politici, tutti intervenuti per dire la loro sull’eventualità di un possibile “sfratto” dell’illustre personaggio originario dell’antica Amiternum.
IL VICESINDACO
«Non ho mai parlato della statua di Sallustio», ha esordito Daniele, spegnendo così una tre giorni di dispute rilanciate sui social. «La mia intenzione era semplicemente quella di aprire un dibattito pubblico su una fontana che per secoli è stata in piazza Palazzo e, fatta eccezione per alcuni personaggi politici che pur di uscire dalla mediocrità della loro azione amministrativa hanno inteso insultarmi, ritengo di aver conseguito il risultato auspicato». Niente più che un input, quindi, destinato, nelle intenzioni del vicesindaco, «a stimolare tanti aquilani che non conoscevano la vecchia ubicazione della fontana (collocata in piazza dei Gesuiti solo a inizi ’900 dopo secoli di permanenza in piazza dei Gesuiti, ndr). «Fermo restando che non esiste alcuna volontà politica di toccare la statua dedicata a Sallustio», e che a riguardo «nessuna decisione è stata presa né verrà presa, ho solo lanciato un’idea che potesse essere oggetto di dibattito cittadino visto che lì c’è un’aiuola di discrete dimensioni che comunque andrà tolta, e al suo posto potrebbe trovare spazio la fontana. Ma Sallustio non l’ho mai nominato», ribadisce.
LE POLEMICHE
Dubbi erano stati espressi in prima battuta dallo storico e architetto Maurizio D’Antonio, subito intervenuto sulla coesistenza di due statue di due personaggi diversi sulla stessa piazza: «Quando fu spostata la fontana da piazza Palazzo a piazza dei Gesuiti la statua di Carlo II era al centro e fu portata di lato (davanti al Palazzetto dei Nobili) per fare spazio alla costruzione», aveva ricordato D’Antonio. Altrettanto perplesso l’ex assessore Vladimiro Placidi: «È un’eventualità che si contrappone a decenni di cultura del restauro e della buona pratica cercando di non disconnettere dalla storia, anche quella meno antica, i segni e le motivazioni che hanno condotto a una scelta che va sempre contestualizzata» Quindi la stoccata della leghista Carla Mannetti: «Il vicesindaco dovrebbe abbandonare impulsi neo-spagnoleggianti che ricordano proprio la tendenza a dominare gli aquilani di quel periodo storico», seguita a ruota da quella di Biagio Tempesta, ex sindaco dell’Aquila: «Questa è una città, non l’orto di casa». Critiche a cui si sono subito associati gli esponenti di minoranza in consiglio comunale, con Paolo Romano dell’Aquila Nuova che aveva poi ironizzato: «Speriamo solo che Sallustio, sfrattato da piazza Palazzo, non ci finisca sul ponte Belvedere» e Lorenzo Rotellini dell’Aquila coraggiosa che aveva parlato di «deliri di onnipotenza del vicesindaco», reo, a suo dire, di «voler arredare il centro storico come fosse il salotto di casa sua, dopo essersi scoperto Renzo Piano». Infine gli affondi dell’avvocato Fausto Corti e del presidente del coordinamento delle associazioni per la disabilità Massimo Prosperococco, con il primo che si domanda: «Ma sono solo io a pensare che questa città abbia smarrito la bussola e il senso delle proporzioni, oltre che del ridicolo?» e il secondo che invece ci scherza su:«Approfitterei dei lavori per spostare la fontana Luminosa a piazza Duomo che rinfresca l’aria e le 99 Cannelle alla rotatoria del Torrione, poi le scalette di San Bernardino a piazza d’Armi, che è un po’ vuota».
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