Mais, l’ultima risorsa Così nel Fucino si combatte la crisi

È destinato a produrre energia pulita nelle centrali a biogas Ha rimpiazzato le barbabietole, con ricavi non alti ma certi
AVEZZANO. Intere distese di mais coprono i campi del Fucino e dei Piani Palentini e si preparano ad alimentare gli impianti a biogas del territorio. È una pianta semplice, che cresce ovunque, e soprattutto permette agli agricoltori di effettuare la rotazione delle colture e di fare cassa. Mentre un tempo, infatti, si produceva la barbabietola da destinare allo zuccherificio di Celano, oggi i contadini, oltre alle patate, alle carote e al radicchio, puntano anche sul mais che alimenta le centrali per la produzione dell’energia pulita. Un palliativo per i bilanci delle aziende agricole messi a dura prova negli ultimi anni dalla crisi economica e dalle intemperie.
«Il mais è una coltura che si integra perfettamente nelle rotazione aziendali e non essendo una pianta che sfrutta il terreno non crea problemi», ha sottolineato Massimiliano Volpone, direttore di Coldiretti, «non è la coltura principale del Fucino, che ha una vocazione orticola, ma è un aiuto per gli agricoltori che gli dedicano una parte dei loro campi».
Oggi ci sono oltre mille e 700 ettari, su 14mila del Fucino, coltivati a mais. In ogni ettaro ogni contadino riesce a produrre circa 1.100-1.300 quintali di pannocchie che poi vengono rivendute ai proprietari delle centrali. Gli impianti, grazie alla combustione di tutta la pianta del mais, generano gas che serve a produrre energia elettrica.
«Quest’anno il clima è stato favorevole e quindi il mais è cresciuto molto», ha precisato Stefano Fabrizi, direttore di Confagricoltura, «probabilmente molte aziende chiuderanno meno in passivo di quanto si prospetta perché hanno ottenuto dei soldi dalla produzione del mais. I margini di ricavo non sono alti ma sono certi».
Ogni contadino che inizia a coltivare mais ha quasi certamente già stipulato un contratto con una delle circa dieci centrali a biogas presenti nella Marsica. Generalmente, infatti, gli agricoltori sanno che devono produrre un tot di mais che poi gli verrà pagato dalla società tra i 3 euro e 60 centesimi e i 3 euro e 80 al quintale.
Ma per Gianni Fidanza, presidente della Confederazione italiana agricoltori (Cia), le coltivazioni del mais non possono risolvere i problemi dei contadini del Fucino e dei Piani Palentini. «C’è una buona fetta di superficie del Fucino dedicata a questa coltura», ha evidenziato Fidanza, «ma non è questa la vocazione agricola del territorio dove da sempre si sono coltivati ortaggi di ogni genere. Sicuramente è un sostegno per i contadini, dal momento che vengono stilati dei contratti precisi, ma non è una valida soluzione per risolvere i vari disagi della categoria».
Eleonora Berardinetti
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