«Malati e carenze sanitarie: è un dramma»

10 Novembre 2020

Il vescovo Santoro al convegno della diocesi. L’infettivologa: «L’assistenza ormai supera l’ordinario»

AVEZZANO. «Nella Marsica stiamo vivendo un momento drammatico, non solo per il numero dei contagiati ma anche per le carenze strutturali dl sistema sanitario». Con queste parole il vescovo, monsignor Pietro Santoro, ha aperto il convegno virtuale “Condividiamo vite donate” organizzato dall’ufficio per la pastorale della salute della diocesi di Avezzano e dall'associazione Medici cattolici italiani locale. «Il nostro tempo è sempre di più il tempo della cura», ha continuato Santoro, «il tempo della custodia. Devo dire che i medici, il personale sanitario e i volontari ci offrono in questo periodo testimonianza di un’azione straordinaria. Credenti, diversamente credenti, non credenti ci fanno capire con il loro operato che ciascuno di noi può essere accanto con il cuore di Cristo a chi è malato».
Prima di entrare nel vivo dei lavori la giornalista Giorgia D’Ascanio ha passato la parola a don Enzo Massotti, guida dell’Ufficio diocesano per la pastorale della salute, che ha ricordato «l'importanza di questo tempo come tempo di cura e di custodia. Un periodo in cui agli operatori sanitari si chiede il massimo delle prestazioni, mentre li si ascolta poco sul significato e gli effetti concreti di quanto vivono». Monsignor Paolo Ricciardi, vescovo ausiliare di Roma per la pastorale della salute, ha evidenziato le tante difficoltà riscontrate in questi mesi di pandemia. «Sto percependo un grido d'angoscia», ha detto. «Quante volte abbiamo invocato Dio pensando a volte che ci avesse abbandonato. Sappiamo che non c’è nessun abbandono, anzi c’è un senso particolare di prossimità nella fatica e nella prova. La sofferenza fa parte della vita e questa pandemia ci ha ricordato che davanti al male siamo tutti uguali». In chiusura la dottoressa Angela Corpolongo, dell'ospedale “Spallanzani” ha raccontato la propria esperienza dall’inizio della pandemia: «È iniziata a febbraio quando sono stati ricoverati i due pazienti cinesi positivi, abbiamo avuto da subito apprensione perché eravamo davanti a un'infezione non nota. Da lì a poco i casi sono aumentati e il nostro quotidiano è stato stravolto. A febbraio sono andata in Giappone per aiutare gli italiani che si trovavano lì a rimpatriare. Da quel periodo a oggi le mie giornate sono state tutte impegnate nell'assistenza delle persone affette da Covid. Un'assistenza che di ordinario non ha più nulla».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.