Malato di Sla in lotta coi burocrati: «Aspetto la carrozzella da 8 mesi»

13 Febbraio 2019

Prima manca la specifica del medico ma nessuno risponde, poi c’è l’ok per un’attrezzatura inadeguata La denuncia di un pensionato e appello al manager dell’Asl: «Faccia una verifica sulla mia vicenda» 

AVEZZANO. Quattro anni fa gli fu diagnosticata la Sla, una malattia degenerativa che, nel volgere di poco tempo, lo ha fatto passare dal letto a una sedia, invalido al 100%. Tutto ciò mentre combatte su un altro fronte, quello della burocrazia, per ottenere dall’Asl una sedia a rotelle basculante e un letto attrezzato.
È la denuncia che arriva da Antonio Biancone, 71enne, originario di Castellafiume ma residente ad Avezzano, ex dipendente delle Poste. L’uomo non nasconde la sua rabbia verso un sistema a dir poco disattento verso chi, come può capitare a tutti nella vita, ha bisogno di alcuni strumenti per lenire le sofferenze del vivere quotidiano.
«Otto mesi fa», racconta Biancone, «a causa delle complicazioni dovute alla malattia, ho presentato richiesta all’ex Centro polio della Asl per ottenere una carrozzina elettrica basculante poiché l’avanzare della malattia mi rende sempre più difficile fare movimenti e terapie».
Passano i mesi e dalla Asl non arrivano segnali. Così, dopo una lunga attesa, Biancone incarica la badante di effettuare una verifica sull’iter della pratica.
«La domanda», aggiunge il 71enne, «giaceva ancora lì in attesa, poiché mancava una specifica del medico sul tipo di carrozzina. Quattro mesi senza fornire una qualsiasi risposta, né preoccuparsi più di tanto. Eppure non si tratta di una bazzecola, quella carrozzina ha un’importanza fondamentale per alleviare le sofferenze di una persona che ha già tanti problemi».
Tutto risolto? Macché. Viene alla luce un’altra leggerezza, stavolta della Sanitaria. «Il modello alla base della richiesta del neurologo fornito da una Sanitaria senza verificare se era compatibile alle mie esigenze», continua Biancone, «si è rivelato inadatto alle mie necessità. L’ho scoperto dopo aver contattato un’azienda toscana. Dopo qualche giorno i rappresentanti sono venuti a casa per le verifiche. Le carrozzine per i disabili, infatti, hanno dimensioni e caratteristiche diverse, quindi vanno ordinate in base alla persona. Scoperto il modello adeguato, ho chiesto all’Asl di rifare la pratica, ma non c’è stato verso. Nei giorni scorsi mi è arrivata l’autorizzazione per una carrozzina che non è adeguata al mio stato di salute. Se la tengano pure».
La storia, però, ha altri risvolti. Il pensionato, costretto a passare dal letto a un’improbabile sedia, ha chiesto all’Asl anche un letto attrezzato, ma la responsabile dell’Unità di riabilitazione territoriale gli ha risposto picche, poiché secondo la normativa vigente tali ausili sono prescrivibili soltanto a pazienti con patologia che obbligano alla «degenza senza soluzione di continuità», condizione non riscontrabile per il 71enne malato di sclerosi laterale amiotrofica.
«Senza neanche visitarmi», sottolinea Biancone, «mi hanno risposto che non ne ho diritto. La richiesta di un letto attrezzato con il materasso antidecubito e il sollevatore non è certo un capriccio ma una necessità per respirare meglio visto che sono invalido al 100 per 100. Non capisco perché nessuno mi ha visitato prima di decidere, come hanno fatto con la richiesta di fornitura di presidi igienici, se ne ho realmente bisogno».
Biancone, comunque, seppur provato dalla malattia neuro-degenerativa, non molla. E lancia un appello al manager della Azienda sanitaria locale, Rinaldo Tordera, affinché «faccia una verifica attenta su questa brutta storia che mi sembra l’emblema di un qualcosa che non funziona come dovrebbe: i malati hanno il sacrosanto diritto di essere curati e assistiti nel modo migliore dallo Stato».
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