Malattie reumatiche Esperti a confronto su diagnosi precoce

13 Settembre 2014

L’AQUILA. «Il problema oggi in Italia è legato ai costi: risorse e servizi non si razionalizzano, ma si razionano, a scapito di un’assistenza di qualità». Il grido d’allarme sulla situazione della...

L’AQUILA. «Il problema oggi in Italia è legato ai costi: risorse e servizi non si razionalizzano, ma si razionano, a scapito di un’assistenza di qualità».

Il grido d’allarme sulla situazione della sanità è stato lanciato nell’aula magna di Scienze umane durante lo «Spa day», evento promosso dall’associazione persone con malattie reumatiche (Apmar) per far conoscere la spondiloartrite e sensibilizzare alla diagnosi precoce.

«Le patologie reumatiche sono invalidanti, con un forte impatto negativo sulla qualità della vita. E noi», ha spiegato la presidente dell’Apmar Antonella Celano, «rappresentando le esigenze dei pazienti, ci scontriamo con una realtà fatta di tagli che non le tiene in debito conto». Con effetti – è emerso durante l’incontro – che si ripercuotono anche sulla prevenzione. «Con uno studio su 18 centri italiani è stato valutato che il ritardo diagnostico medio è di 4 anni, mentre il danno strutturale», ha aggiunto il professore Roberto Giacomelli, immunoreumatologo dell’Università dell’Aquila , «dovrebbe essere contrastato immediatamente. Prendendo il paziente nei primi mesi della malattia, intervenendo cioè nelle fasi iniziali coi nuovi farmaci biotecnologici, la possibilità di remissione completa della malattia è molto alta. Prevenzione e interazione medico-paziente sono due aspetti fondamentali, ma richiedono un grande sforzo organizzativo, con dispendio di energie e fondi: a oggi la migliore qualità dell’offerta sanitaria si scontra con le risorse a disposizione, anche di capitale umano». «E se i problemi sono diffusi in tutta Italia», secondo Patrizia Camboni, referente locale dell’Apmar, «all’Aquila si aggiungono anche quelli del dopo-terremoto: un organico di 2 medici per 1500 pazienti in reumatologia che mal si concilia con l’eccellenza raggiunta dal polo medico. La realtà è che senza medici e infermieri non si possono accorciare le liste di attesa e non si può offrire la necessaria qualità assistenziale».