Mamma cacciata, ora indaga l’Ateneo

13 Ottobre 2018

Uno dei docenti (a nome di molti) prende le distanze dalla collega: si è scusata, ma solo dopo l’intervento delle autorità

L’AQUILA. «Un episodio spiacevole, ma dal quale può nascere una riflessione per tutelare i diritti delle giovani madri».
La vicenda della studentessa fatta allontanare dall’aula universitaria insieme alla figlia di pochi mesi, ha scosso gli ambienti dell’Ateneo aquilano e l’opinione pubblica. Sul caso la rettrice Paola Inverardi ha annunciato un’indagine interna, ma secondo gli stessi docenti la problematica andrebbe affrontata alla radice. Analoga richiesta arriva dalla Lega Giovani-Università. Un paradosso che nella facoltà dove si formano le future maestre – il fatto è avvenuto in un’aula del Dipartimento di Scienze Umane – una madre studentessa venga cacciata da una docente perché ha con sé la figlioletta in carrozzina.
«Maestra sì, mamma no. Dov’è il problema? È la domanda», scrive un docente del Dsu, a nome di molti colleghi, «che rimbalza tra studenti e docenti ogni volta che scoppia “l’affaire mamme con prole” tra chi frequenta il Dipartimento. E a Scienze della formazione primaria, in particolare: le mamme future maestre sono tutte lì. Vagiti in aula, cambi di pannolini improvvisati in corridoio, proteste (comprensibili) e una paradossale situazione di stallo, che vede gli organi di governo ben consapevoli e pronti nell’acuzie (la docente s’è scusata, ma solo dopo l’intervento dell’autorità), eppure finora poco orientati alla risoluzione del problema».
Un problema che non c’è altrove, in particolare all’estero. «È una questione», aggiunge il docente, «che va affrontata e risolta. Strutturalmente, immaginando e realizzando spazi consoni, e nella mentalità. Non ci si può permettere di tradire la mission cui è dedicata una complessa struttura a finanziamento pubblico, respingendo dalle aule e dai corridoi, discriminando nei fatti, chi ha la non-colpa di tentare di conciliare vita privata e ambizioni professionali». Per il responsabile regionale della Lega Giovani-Università. Alessandro Maccarone, si tratta di «un atteggiamento sintomo di un grave atto di inciviltà. Confidiamo che la governance dell’ateneo si distacchi, anche con i fatti, dalle posizioni di intolleranza di qualche dipendente. Già dal prossimo anno accademico, si applichi un principio di buonsenso e si prenda in considerazione l’ipotesi di agevolare le giovani madri, con la realizzazione di servizi ad hoc sul modello di molte altre Università italiane – parcheggi per donne incinte, aree dedicate, fasciatoi nei bagni – e di una tassazione ridotta per una categoria fin troppo dimenticata dalle istituzioni».
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