«Mamma, papà: morirò qui». Picchia dottoressa e infermiera, arrestato

17 Luglio 2026

Un 31enne in stato di alterazione viene soccorso dal 118, ma una volta sull’ambulanza si scaglia contro gli operatori sanitari

L’AQUILA. «Mamma, papà: morirò qui». È il messaggio disperato che D.I., 31 anni, romano, invia ai genitori nel cuore della notte. È in vacanza nell’Aquilano, ospite a casa di amici a Fossa, dove quella che doveva essere una serata di svago si trasforma in incubo. Al testo allega la posizione esatta: via Madonna delle Grotte. Dall’altra parte del telefono, i genitori, che si trovano a Roma, precipitano nel panico e chiedono aiuto. Da quel momento prende il via una drammatica catena di eventi: l’intervento del 118, la violenta aggressione a una dottoressa e a un’infermiera sull’ambulanza, l’arrivo dei carabinieri con l’arresto del giovane e, infine, la fuga dopo la scarcerazione con obbligo di firma. Secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni, il 31enne stava partecipando a una serata insieme ad altri ragazzi, nella quale tutti avrebbero assunto sostanze stupefacenti.

Tra queste ci sarebbe anche una nuova sostanza sintetica, indicata dagli investigatori con la sigla Mdma, ora al vaglio degli accertamenti tossicologici. Saranno gli esami a chiarire con precisione cosa abbia assunto il giovane e quale ruolo abbiano avuto le sostanze nella violenta alterazione psicofisica manifestata. Quando arrivano gli operatori del 118 del San Salvatore, il ragazzo è fortemente agitato. In un primo momento rifiuta le cure, poi viene convinto a salire sull’ambulanza. È durante il tragitto verso l’ospedale che la situazione precipita. Improvvisamente perde il controllo e si scaglia contro il personale sanitario. Una dottoressa e un’infermiera vengono colpite mentre cercano di contenerlo e di assisterlo. La prima riporta lesioni giudicate guaribili in sette giorni, la seconda in cinque.

Per gli operatori diventa impossibile proseguire l’intervento in condizioni di sicurezza. Scatta così la richiesta di aiuto al Numero unico di emergenza 112. Sul posto intervengono i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile insieme ai militari della stazione di Sassa. Non senza difficoltà riescono a bloccare il trentunenne, che viene arrestato con l’accusa di lesioni e resistenza. Ieri il giudice ha convalidato l’arresto. Per D.I. è stata disposta la scarcerazione con l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria due volte alla settimana nel luogo di residenza, a Roma. Difeso da un avvocato del Foro della Capitale, il giovane ha lasciato il tribunale diretto verso casa. Ma la vicenda ha avuto un nuovo, inatteso sviluppo. Arrivato nei pressi del casello autostradale dell’Aquila Ovest, è sceso improvvisamente dall’auto del legale e si è allontanato, facendo perdere le proprie tracce.

Resta ora da chiarire cosa sia realmente accaduto in quella casa di Fossa e, soprattutto, quale sostanza abbia provocato uno stato di alterazione così violento. Per gli inquirenti si tratta di nuove sostanze psicoattive (Nps), composti chimici che possono provocare allucinazioni, paranoia, stati psicotici, crisi di aggressività, alterazioni della percezione, convulsioni e gravi problemi cardiovascolari. In alcuni casi sono sufficienti dosi minime per provocare reazioni imprevedibili. Saranno gli esami di laboratorio a dire se la sostanza indicata nelle prime informazioni raccolte sia effettivamente quella assunta dal 31enne e se vi fossero altri composti nel suo organismo. Nel frattempo restano le ferite riportate dalle due operatrici del 118, finite nel mirino proprio mentre stavano cercando di salvargli la vita, e quel messaggio inviato ai genitori, poche parole che hanno fatto scattare l’allarme e dato inizio a una notte drammatica.

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