Manager del caro estinto accusato di truffa

13 Dicembre 2018

La Procura: «Ditta aperta a Collarmele per ottenere i fondi del post-sisma». La difesa: «Chiariremo»  

COLLARMELE. Era accusato di aver avviato un’attività fittizia soltanto con l’obiettivo di ottenere dei fondi nel post-terremoto. Con queste accuse, un imprenditore marsicano del settore funerario è finito sotto processo davanti al tribunale di Avezzano. La vicenda risale al 2012 è tutto era partito dopo alcune segnalazioni che avevano fatto scattare un’indagine della Procura. Gli accertamenti erano stati avviati dagli uomini della Finanza che avevano eseguito anche dei sopralluoghi. R.M., imprenditore di Pescina, dopo le indagini preliminari, era stato rinviato a giudizio con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Secondo quanto emerso dalle indagini delle Fiamme gialle, l’imprenditore marsicano aveva aperto un nuovo locale con tanto di insegna nel vicino comune di Collarmele. Paese che rientra nel cratere sismico. Così, sempre secondo la tesi accusatoria, l’azienda aveva presentato una domanda rispondendo a un bando che prevedeva alcuni requisiti ed era riuscito a ottenere un finanziamento di circa 130mila euro. Per l’accusa, l’attività avviata, intestata alla moglie, era stata aperta con l’unico scopo di ottenere le agevolazioni previste dalla legge per i comuni compresi nel cratere. «Con l’avvio del procedimento», ha spiegato il legale dell’imprenditore, Chiara Tozzoli, «la vicenda sarà adeguatamente spiegata e la posizione del mio assistito chiarita». Sul caso si è tenuta un’udienza davanti al giudice del tribunale di Avezzano, Maria Grauso, che ha rinviato per il dibattimento. (p.g.)
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