Manca il medico del 118, appello alla Regione

5 Settembre 2024

Cgil, Comitato cittadini e Osservatorio sanità chiedono un’audizione in Commissione

CASTEL DI SANGRO. Il territorio dell’Alto Sangro, nel periodo estivo e di massima affluenza turistica, si è trovato di nuovo sprovvisto del medico del 118. Ad affermarlo sono il segretario della Cgil Francesco Marrelli, Silvano Di Pirro del Comitato cittadini e territorio Ponte del Giovenco ed Erminio Colantoni dell’Osservatorio sanità in Alto Sangro, che chiedono «con estrema urgenza un’audizione alla Commissione regionale salute, alla presenza dell’assessore, della Direzione strategica della Asl e dei componenti del Comitato ristretto dei sindaci.
«Secondo la Direzione strategica della Asl, tale circostanza», spiegano i firmatari della richiesta, «sarebbe ricollegabile unicamente alla mancanza di medici e all’indisponibilità degli stessi, se presenti, a prestare attività lavorativa nei sevizi dell’emergenza/urgenza in territori remoti e marginali della nostra provincia. Tuttavia, non è accettabile scaricare la responsabilità della gestione del servizio su tutti quei medici che con abnegazione continuano a lavorare nonostante la totale assenza di programmazione e investimenti nelle strutture sanitarie provinciali. Tale responsabilità, in effetti, va attribuita esclusivamente a chi realmente dirige la Asl. Invero, la carenza di personale sanitario, con la conseguente demedicalizzazione dell’ambulanza del 118, rischia di accentuare l’isolamento dei comuni delle nostre aree interne. Ancora una volta, cittadine e turisti dell’Alto Sangro si sono trovati deprivati dei servizi sanitari essenziali, con sentimenti diffusi di sconcerto, rabbia e precarietà, in un territorio che, invece, come è noto, proprio per le sue caratteristiche, avrebbe bisogno di attenzioni e di una capacità di programmazione specifica. Infatti, si consideri che, per tutto il mese di settembre, verrà garantita la presenza del medico del 118 unicamente per otto giorni, lasciando gli altri turni scoperti. Questa situazione perdura a circa tre anni di distanza dalle prime denunce pubbliche e raccolte firme». Segnalati, infine, i problemi dovuti al «continuo ridimensionamento del servizio di guardia medica che produce precarietà e disgregazione sociale e favorisce lo spopolamento delle aree interne».
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