Mancini: solo una fatalità nessuno è responsabile

13 Febbraio 2016

L’ex preside: se l’insegnante era presente in aula non si può certo parlare di colpe Dieci anni fa una disgrazia vide coinvolto un ragazzo aquilano durante una gita

L’AQUILA. «Nessuna responsabilità né per l’insegnante di classe, a meno che non si sia allontanato dall’aula prima della caduta, né per il preside, se gli arredi della scuola sono a norma». L’ex preside del liceo Classico all’Aquila, Angelo Mancini, dirigente scolastico per più di 30 anni, in pensione dopo quarant’nni di attività, commenta così quanto accaduto ieri mattina nell’istituto Alberghiero di Roccaraso, dove verso le 12 uno studente di 17 anni è morto battendo la testa, forse contro il termosifone, dopo essersi dondolato su una sedia.

«Si tratta di un fatto incredibile avvenuto in circostanze sfortunate» spiega l’ex preside, «non ricordo niente del genere negli ultimi vent’anni in provincia dell’Aquila. Con onestà credo che non sia possibile imputare alcuna responsabilità alla scuola. Penso piuttosto che si sia trattato di un tragico incidente. In questi casi, infatti, è possibile attribuire una colpa all’insegnante solo se quest’ultimo, al momento della caduta del ragazzo, si trovava per qualche motivo fuori dall’aula e non c’era nessuno, neanche del personale Ata, a sorvegliare gli studenti. Il preside, invece, deve vigilare sugli arredi, garantendo che tutti siano a norma. Se lo studente fosse caduto, a causa della rottura di una sedia, per esempio, si potrebbe parlare di responsabilità da parte del dirigente. Ma sinceramente mi sembra improbabile che sia potuta succedere una cosa del genere». Si tratta solo di una «fatalità», insomma, secondo Mancini, che ritiene inopportuno cercare “capri espiatori”.

«È chiaro che la cosa cambia se la caduta del giovane è avvenuta quando in classe non c’era nessuno a sorvegliare. Gli insegnanti, infatti, sono tenuti a vigilare sugli studenti, seppure in alcune circostanze è difficile evitare il peggio. Bisogna ricordare, infatti, che spesso le classi sono numerose e che una sola persona deve controllare anche trenta alunni», continua.

«Se comunque in classe c’era qualcuno deputato alla vigilanza, come mi sembra, non si può parlare di colpe. Certo è che non ricordo negli ultimi 30 anni casi di morti accidentali come questa, all’interno di una classe». Solo un episodio finito in tragedia torna alla mente dell’ex dirigente.

«Si tratta della disgrazia che ha coinvolto un ragazzo della media Patini circa dieci anni fa durante le finali nazionali di rugby, ad Aulla (Massa Carrara), risucchiato dalle onde, mentre probabilmente faceva un bagno», racconta.

«In quel caso il giovane era andato al mare da solo, probabilmente senza chiedere il permesso di farlo. L’insegnante che avrebbe dovuto vigilare ha ancora una causa pendente. Mi auguro, tuttavia, che questa volta le cose siano andate diversamente».

Michela Corridore

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