Mangolini, l’ultimo omaggio col saluto nell’aula consiliare

Per l’ex segretario generale del Comune morto a 81 anni la camera ardente a Villa Gioia e i funerali a Collemaggio
L’AQUILA. Grande commozione per l’ultimo saluto a Giuseppe Mangolini, l’ex segretario generale del Comune scomparso all’età di 81 anni dopo un improvviso malore che non gli ha lasciato scampo.
I funerali, inizialmente previsti nella chiesa di Cristo Re, sono stati celebrati nella basilica di Collemaggio da don Sergio Maggioni, cancelliere e arcidiacono del capitolo metropolitano. L’omaggio della municipalità aquilana era cominciato nell’aula consiliare “Tullio de Rubeis” della sede comunale provvisoria di Villa Gioia. Lì i familiari – la moglie Wanda e i figli Dario e Carlo – hanno ricevuto il cordoglio da parte di amministratori, ex amministratori, personale del Comune e tanti amici e cittadini che hanno voluto salutarlo per l’ultima volta. Dopo la liturgia esequiale è partito un mesto corteo verso il cimitero di Picenze di Barisciano, dove Mangolini riposerà, nella cappella di famiglia.
Tra i tanti messaggi di cordoglio pervenuti in queste ore, c’è un ricordo personale della deputata del Pd Stefania Pezzopane. «Ricordo Peppe Mangolini, quel giorno a Sarajevo per la pace. Oggi salutiamo Peppe, come lo chiamavamo tutti, la città e l’Abruzzo salutano Giuseppe Mangolini. Storico segretario comunale, amico caro della mia prima esperienza istituzionale al Comune, quando, da prima degli eletti, ricoprii il ruolo di presidente del consiglio comunale. Proprio pochi giorni fa ci eravamo incontrati e mi aveva promesso di darmi una copia di un video che io purtroppo ho perso nei trasferimenti post-terremoto. Era un video da lui girato nel ‘94 quando insieme andammo a Sarajevo, durante la guerra dell’ex Jugoslavia. Fui delegata dal sindaco Antonio Centi a rappresentare L’Aquila in un evento dei Comuni d’Europa per la pace sui Balcani. Eravamo all’Hotel Jolly dove si svolgeva la conferenza internazionale, praticamente barricati, mentre fuori sparavano. Ci muovevamo esclusivamente coi cingolati dell’Onu, ma ci venne in mente di uscire dall’hotel per vedere cosa c’era fuori. Macerie, risultati di bombardamenti recenti, miseria, paura. Peppe filmò la nostra missione e ogni volta che ci incontravamo ci ricordavamo quei momenti incredibili».

