Marco Benso, l’appello della figlia: «Merita una degna sepoltura»

Paola è tornata sulla montagna per ricomporre il puzzle di resti del padre: «È l’unico modo per arrivare alla verità»
ROCCA DI CAMBIO. Paola Benso non molla. E oggi ricomincia da dove aveva lasciato due giorni fa, quando, intorno a mezzogiorno, era stata lei stessa a notare un’arcata dentale spuntare dal terreno, e ad avvisare di conseguenza i carabinieri. Militari poi giunti in breve tempo sul posto – un punto a quota 1.700 metri sul Monte Cagno, nel territorio comunale di Rocca di Cambio – a repertare quella che, in attesa della conferma proveniente dall’analisi del Dna, con ogni probabilità rappresenta la seconda traccia di Marco Benso, l’ex manager romano scomparso la mattina del 29 luglio di due anni fa.
Ed è proprio da quella triangolazione di reperti affiorati negli ultimi tempi a poca distanza l’uno dall’altro (la sezione di un teschio, una mandibola e alcuni brandelli di stoffa dello stesso colore degli indumenti indossati da Marco Benso il giorno della scomparsa) che la figlia Paola, insieme a una squadra di sei esperti e due cani molecolari, ricomincerà a cercare gli altri resti di suo padre. Una ricerca, la sua, orientata a ricomporre con le sue stesse forze quello che ai più risulta un macabro puzzle, ma che per lei rappresenta invece l’unico modo per sciogliere i dubbi che ancora avvolgono gli ultimi istanti di vita di suo padre ed elaborare finalmente un dolore non demandabile al responso di un test.
«È mio diritto di figlia non subire un lutto mutilato prima di aver cercato il resto del corpo e ottenuto risposte scientifiche e oggettive che oggi mancano», spiega Paola Benso. «Torneremo su quella montagna già domani (oggi per chi legge, ndr) per cercare ciò che resta di mio padre. Adesso mi aspetto di trovare un femore, il bacino, i vestiti, le scarpe. Soprattutto le scarpe sarebbero importanti per stabilire se ci sia arrivato sulle sue gambe in quel punto. Allo stato attuale», dice, «restano ancora troppi dubbi. «Bisogna stabilire innanzitutto le cause della morte e l’epoca nella quale sarebbe avvenuta, perché non è escluso che si sia smarrito e sia poi deceduto in quell’area in seconda battuta, magari a distanza di tempo. Ipotesi, questa, insieme a molte altre, a cui cerco una conferma o una smentita oggettiva. Solo a quel punto potrò finalmente arrendermi al ricordo di mio padre, cosa che mai farò fintanto che la sua figura continuerà a essere avvolta dal mistero della sua fine».
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