rocca di cambio

Una mandibola sul Monte Cagno: «È di mio padre Marco Benso, non mi arrendo»

1 Settembre 2026

La caparbietà della figlia ha portato ieri al ritrovamento di un altro frammento umano in alta quota. Dai primi accertamenti si ritiene che possa appartenere all’ex manager scomparso nel 2024

ROCCA DI CAMBIO. Una mandibola tra le sterpaglie. È quanto la montagna ha restituito ieri mattina, intorno a mezzogiorno, direttamente nelle mani di Paola Benso – figlia dell’ex manager romano scomparso da Rocca di Cambio il 29 luglio del 2024, Marco Benso – poi costretta a mettersi seduta, travolta com’è stata dalla valanga di emozioni contrastanti, tra la consapevolezza di aver appena ritrovato un altro frammento dell’amato padre e lo scetticismo di chi, negli ultimi mesi, l’aveva invitata a mettersi l’anima in pace. Perché in fondo, di suo padre, dopo 2 anni in cui sarebbe rimasto esposto alle intemperie, cosa vuole sia rimasto? E invece, quello che poteva essere rimasto – anche se nessuno ci avrebbe scommesso un centesimo – se l’è così andato a cercare da sola, a sue spese, forte della collaborazione di un team di quattro esperti con tanto di cani molecolari. E della caparbietà che solo una figlia può sfoderare a fronte dell’invito ad arrendersi all’esito dell’esame del Dna estrapolato su un solo frammento di scatola cranica.

La mandibola era lì, in mezzo all’erba del monte Cagno, a un centinaio di metri dal luogo del ritrovamento del primo frammento osseo: una sezione di teschio notato solo per caso da due escursionisti lo scorso 12 agosto, poi attribuito a Marco Benso per via di due placche rinvenute sul reperto e ritenute compatibili con quelle innestate nel 2020 all’ex manager a seguito di un intervento chirurgico. Una distanza, quella tra i due reperti, lontana a sua volta un’altra manciata di metri dal luogo del ritrovamento di alcuni brandelli di indumenti di colore rosso. La stessa tinta degli abiti indossati da Benso la mattina della scomparsa, poi impressa in tutti i volantini distribuiti dalla stessa Paola negli ultimi due anni tra L’Aquila e i comuni limitrofi. Sul posto si sono quindi recati i carabinieri di Avezzano, che hanno provveduto a repertare la mandibola e consegnarla all’istituto di medicina legale in attesa che venga a sua volta inviata ai Ris di Roma, incaricati di estrarne il Dna così da confrontarlo con quello del frammento di cranio, già in loro possesso. Dalle primissime valutazioni, la mandibola sembra già compatibile con il resto del cranio, stavolta per via degli impianti dentali a quanto pare compatibili con quelli della mascella, appartenente al primo reperto.

Marco Benso era uscito dalla sua abitazione estiva situata in località I Cerri, nel comune di Rocca di Cambio, la mattina del 29 luglio 2024, in preparazione di una gara podistica. Il tempo di un caffè al bar del paese, dove il barista che l’ha servito non ha notato nulla di strano in lui, e poi via per la sua camminata in montagna. Poi il buio, squarciato solo di tanto in tanto in concomitanza con le diverse segnalazioni di presunti avvistamenti dell’uomo. Tutti però senza seguito. Fino allo scorso 12 agosto e all’allarme lanciato da due escursionisti. E a ieri, quando la caparbietà della figlia Paola ha contribuito al ritrovamento di un altro tassello, forse utile a risolvere il mistero sugli ultimi istanti di vita di Marco Benso.

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