Marelli inverte la rotta, stop alla cassa integrazione

4 Ottobre 2016

Cessati anche i contratti di solidarietà attivati in fabbrica da oltre due anni Ma c’è maretta per i premi di produttività pagati con i buoni carburante

SULMONA. Cambio di passo alla Magneti Marelli dove le 43 assunzioni a tempo determinato mettono la parola fine alla cassa integrazione in vigore da anni. Si respira una certa ventata di ottimismo lungo le linee produttive dello stabilimento sulmonese, da dove è partita la prima storica modifica al contratto e ai nuovi turni. Dopo, infatti, la mobilitazione dei mesi scorsi e il braccio di ferro che ha portato a una serie di scioperi con adesioni fino al 90 per cento, picco storico per gli stabilimenti Fiat, ora si cambia passo. E il cambiamento parte dal basso, dalle tute blu che non hanno mai digerito la nuova turnazione, salita da 15 turni settimanali a 18, con i sabati e le domeniche entrati nel calendario lavorativo anche in modo continuativo. Ma la storica intesa approvata a stragrande maggioranza il 7 luglio scorso non ha soltanto eliminato la turnazione continuativa, ma è andata oltre, prevedendo la cessazione della cassa integrazione e del contratto di solidarietà in vigore da più di due anni, (con meno ore lavorative e stipendi ridotti per gli operai) e soprattutto l'assunzione di 43 addetti. Tutti giovani e residenti nei comuni del territorio, per una scelta che rimette in moto l’occupazione nel centro Abruzzo, in crisi da anni. Ora, con le nuove assunzioni alla Magneti Marelli si punta a invertire la rotta, scommettendo sull’occupazione giovanile e rimettendo anche in moto l’indotto legato al più grosso stabilimento del Centro Abruzzo coi suoi 636 occupati. La prima conseguenza dell’arrivo di nuova forza lavoro è stata la cessazione della cassa integrazione, regime di lavoro a singhiozzo che ha scandito per anni turni e vite dei dipendenti, con ripercussioni in busta paga e sui parametri pensionistici. Ora, i mal di pancia sembrano definitivamente passati. L’accordo prevede anche verifiche sulla turnazione, investimenti, analisi delle condizioni dei carichi di lavoro e interventi utili a migliorare le condizioni di salute e sicurezza che saranno oggetto di monitoraggio mensile. Intanto , la Fiom-Cgil sta raccogliendo le proteste, per ora in sordina, dei lavoratori che non vogliono essere pagati per una quota parte dello stipendio (riferita ai premi di produttività) in buoni benzina e che devono recarsi in direzione per compilare un modulo. «La cosa riguarda tutto il Gruppo, ma prevede la regola del silenzio assenso», avverte Pietro Campanella della Fiom-Cgil. L’accordo prevede nella busta paga di novembre e dicembre dei buoni benzina da 25 euro per i distributori Ip, fino a un massimo di 250 euro. Cosa che non sembra andar giù ai dipendenti dello stabilimento.

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