Marelli, niente intesa sui turni di lavoro Sciopero in vista?

I vertici sono irremovibili sulla nuova organizzazione I sindacati: ma su sicurezza e salute non si può trattare
SULMONA. Nessun accordo sui nuovi turni alla Magneti Marelli. Nemmeno le oltre otto ore dell’incontro fiume di ieri sono bastate a far trovare una mediazione fra sindacati e azienda. I vertici della fabbrica della galassia Fca (Fiat Chrysler Automobiles) restano irremovibili sulla nuova organizzazione del lavoro, entrata in vigore nell’ottobre scorso sull’esempio dei ritmi produttivi americani. E, visto che i turni restano il nodo della protesta che è tornata ad agitarsi prepotentemente negli ultimi tempi nello stabilimento sulla Statale 17, ci si è lasciati con un nulla di fatto. L’intento della Fiom-Cgil, che dopo la massiccia adesione agli ultimi scioperi è stata investita della vertenza direttamente dai lavoratori, è quello di puntare al loro massimo coinvolgimento. Per questo già dal turno di notte di giovedì inizieranno le assemblee in fabbrica, spalmate sui tre turni fino al giorno successivo. Una notte lunga in cui tute blu e sindacati dovranno decidere il da farsi, anche perché in vista dell’incontro di ieri era stato sospeso il pacchetto delle 16 ore di sciopero. Ora, vista la mancata apertura sulla questione nuovi turni, si potrebbe presto tornare a scioperare.
«Purtroppo l’azienda non vuole sapere nulla sui nuovi turni», racconta Pietro Campanella all’uscita del lungo incontro, «e anche se una minima apertura potrebbe arrivare su altri fronti, noi non ci accontentiamo. Per questo dobbiamo parlarne coi lavoratori e capire il mandato che ci daranno. A questo punto non escludiamo nulla, nemmeno di tornare a scioperare duramente anche se questa volta le assemblee ci sono state concesse e non dovremo convocare i lavoratori fuori dai cancelli della fabbrica».
Le richieste dei sindacati ruotano su: nuovi turni e diversa organizzazione del lavoro, investimenti per il miglioramento della capacità produttiva, implementazione dell’occupazione e verifica delle postazioni di lavoro in funzione della salute e della sicurezza dei lavoratori. «Su queste cose non si può trattare», aggiunge Campanella, «si tratta di valori imprescindibili per noi e per i lavoratori». Il clima, dunque, fra i 636 dipendenti resta molto teso e non si preannunciano schiarite nel giro di poco tempo. Alla base del malcontento generale ci sono i nuovi i turni, entrati in vigore da ottobre scorso sul modello americano. La rivoluzione d’oltreoceano nel gruppo Fca prevede i sabati e le domeniche fra i giorni lavorativi, con la settimana che passa dai 15 turni canonici ai minimo 18 o massimo 20.
Federica Pantano
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