Mari Fiamma (Apindustria) boccia la proposta

16 Luglio 2016

L’AQUILA. «Come si può pensare che far pagare il parcheggio a Campo Imperatore oggi, in un posto con servizi da terzo mondo, un raro esempio di sfacelo della manutenzione, possa generare indotto?»....

L’AQUILA. «Come si può pensare che far pagare il parcheggio a Campo Imperatore oggi, in un posto con servizi da terzo mondo, un raro esempio di sfacelo della manutenzione, possa generare indotto?».

L’attacco arriva dal segretario di Apindustria Massimiliano Mari Fiamma. «Io vado spesso in moto e i commenti dei visitatori sono sempre gli stessi: panorama incantevole come pochi, che fa da cornice a una desolante stazione montana dai fasti ormai persi nella memoria. Il parcheggio gratuito dava la sensazione di un possibile “divenire”, di una speranza di recupero di quello scempio: far pagare, invece, darà la sensazione che quella sia proprio la destinazione finale di quegli stabili decomposti». Mari Fiamma coglie l’occasione per una riflessione più ampia di carattere politico: «La sorpresa di questa settimana», aggiunge il segretario di Apindustria, «è rappresentata dal parcheggio a pagamento nel piazzale dell’albergo di Campo Imperatore. Quella della settimana scorsa della riapertura del tunnel di collegamento per Piazza Duomo (non si sa perché chiuso senza aver subìto danni); la settimana prima, invece, erano i parcheggi a pagamento nel centro storico (che hanno prodotto solo un avanzamento della desertificazione del corso). Tutti e tre i “pensierini” che evidentemente hanno turbato i sonni agitati di qualcuno, arrivano senza preavviso e del tutto senza un perché, ma ormai è questa la prassi governativa di questa città. Se da una parte appare del tutto lecito che ci si preoccupi del futuro prossimo del capoluogo e che il riappropriarsi di una città martoriata come la nostra possa riservare molto più di un’incognita in chi è deputato a “fare qualcosa” non ci sono dubbi, ma da questo dovrebbe scaturire un programma strategico generale e non degli interventi spot del tutto slegati dal contesto». (r.s.)

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