Mario, carabiniere d’Italia: una festa per i suoi 102 anni

La lotta ai banditi, scampato a due conflitti a fuoco, l’amore trovato in Abruzzo «Mi sono arruolato nel 1939, fui amico del giornalista antimafia Pippo Fava»
L’AQUILA. Durante la Seconda guerra mondiale è fatto prigioniero dai tedeschi. Nel Dopoguerra viene spedito in Sicilia a combattere contro la banda Giuliano e diviene amico del giornalista antimafia Giuseppe Fava, detto Pippo, assassinato da Cosa Nostra nel 1984. Una vita e tante storie, sempre in divisa e con l’Arma nel cuore. Ieri il vicebrigadiere in congedo Mario Furnari ha compiuto 102 anni, un traguardo festeggiato dalla stessa Arma visto che è uno dei militari in congedo più longevi in Italia, un autentico simbolo di dedizione per il Paese.
Al carabiniere ultracentenario sono arrivati gli omaggi dal generale di Corpo d’armata Teo Luzi, che gli ha inviato una lucerna (copricapo dell’uniforme storica dei Carabinieri) stilizzata all’interno di un’ampolla di cristallo, accompagnata da una lettera che gli è stata consegnata dal colonnello Nicola Mirante e dal capitano Michele Massaro.
Furnari è nato a Enna nel luglio del 1920. «A 19 anni, nel gennaio 1939, dopo aver frequentato il corso nella scuola allievi carabinieri di Roma», racconta, «mi sono arruolato nell’Arma e vengo destinato a Bolzano, poi in Calabria dove vengo inquadrato nei reparti combattenti. Durante la Seconda guerra mondiale combatto in Montenegro. Finito il conflitto, dopo un anno di prigionia sofferta in Germania, sono rientrato in Patria per essere destinato in Sicilia, la mia terra d’origine».
Qui entra a far parte del Comando forze repressione banditismo per contrastare e arrestare i componenti della banda che faceva capo a Salvatore Giuliano, una delle più sanguinarie del Paese, il cui nome resta principalmente legato alla strage di Portella della Ginestra (1º maggio 1947), in cui morirono undici persone e altre ventisette rimasero ferite. Agli ordini dell’allora capitano Carlo Alberto Dalla Chiesa, Furnari partecipa a numerose e pericolose operazioni contro il banditismo, uscendo illeso da due scontri a fuoco avvenuti nella Piana del Re e a Ponte Cimino. Episodi che non ha mai amato ricordare e raccontare. In Sicilia diventa amico del giornalista antimafia Fava, con il quale amava giocare a carte. Una decina di anni fa volle incontrare il figlio Claudio.
Nel 1956 l’Arma lo trasferisce in Abruzzo dove presta servizio prima alla stazione di San Demetrio ne’ Vestini e poi a Popoli, fino alla data del congedo, 10 luglio 1975. È in Abruzzo che incontra l’amore della sua vita: Elia.
I due si conoscono a Fossa. Lui stava prestando servizio ai seggi elettorali, lei, figlia di un forestale, era andata a votare con la madre. Tra i due fu subito grande amore.
Dal loro matrimonio sono nati due figli: Sabatino e Rosa Maria. Oggi i coniugi, lui 102 anni e lei 92, vivono all’Aquila insieme ai figli e alle amate nipoti Stella ed Eleonora.
A chi gli chiede il segreto di tanta longevità, Furnari, che ha guidato l’auto fino a 91 anni, risponde con un pizzico di malizia: «Farsi i fatti propri».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

