Marzo 2009, sequenza senza sosta Il sismologo: «Evento normale»

Ecco come il Centro ricostruisce giorno dopo giorno lo sciame sismico che porterà alla catastrofe Selvaggi (Ingv): «Non aumenta e non diminuisce la probabilità di avere un forte movimento»
L’AQUILA. I giorni di marzo 2009 corrono veloci. Più o meno a metà mese il terremoto tornerà a farsi sentire e inizierà una sequenza di scosse che, quasi senza sosta, porterà dritti alle 3,32 del 6 aprile. Lunedì 9 marzo è ancora un giorno tranquillo. Nei giornali locali le pagine di cronaca confezionate la domenica per l’edizione del lunedì – salvo importanti fatti di cronaca chiaramente non prevedibili – di solito si “nutrono” di servizi preparati nei giorni precedenti. Quel lunedì la pagina aquilana viene aperta da un articolo sul turismo, settore che anche dopo il sisma è stato indicato come la “locomotiva” che potrebbe dare speranza all’asfittica economia del capoluogo. Dieci anni fa si partiva da una situazione che benevolmente si poteva definire “difficile”.
IL TURISMO NEL 2009. Il Centro riferiva – in base ai dati forniti dagli albergatori – che le presenze dei turisti, nel giro di un anno, erano calate del 40 per cento. Altro elemento che veniva fornito nell’articolo era relativo al fatto che chi arrivava all’Aquila sostava al massimo per un paio di giorni. Le presenze erano legate più che altro a congressi che si svolgevano in città spesso organizzati dall’Università. Troppo poco – si sottolineava – per garantire la sopravvivenza alle decine di strutture ricettive presenti sul territorio. Dopo il sisma gli alberghi che non avevano subìto grossi danni hanno ricevuto una boccata di ossigeno ospitando gli sfollati anche se i titolari hanno dovuto “inseguire” a lungo Protezione civile e chi si è occupato dell’emergenza per ottenere il saldo dei pagamenti. Dieci anni fa gli albergatori chiedevano al Comune “la redazione di un piano marketing valido, ma non abbiamo ottenuto risposte. Tutti si riempiono la bocca della parola turismo”, diceva uno di loro, “ma L’Aquila è ben lontana dal poter essere identificata come centro di interesse turistico”. Oggi la situazione è rimasta più o meno la stessa. Il turismo montano legato al Gran Sasso è in forte affanno e quelle poche manifestazioni (fra cui la Perdonanza) che si svolgono durante l’anno nel capoluogo, non offrono le risposte che gli operatori si attendono. Soltanto le “chiacchiere”, di cui parlava l’albergatore nel 2009, sono più che raddoppiate.
TORNA LO SCIAME. L’11 marzo riecco il terremoto. Il Centro ne dava notizia così: “Dopo un periodo di tregua, anche se relativa perché comunque le scosse (solo strumentali) ci sono state, ieri la terra ha tremato ancora e la scossa si è sentita molto distintamente in città e nelle zone limitrofe. È stata di magnitudo 2,2, quindi in linea con lo sciame cominciato a dicembre 2008. È stata registrata alle ore 12,25 di ieri 10 marzo. Sono giunte diverse telefonate alle forze dell’ordine, carabinieri e polizia in particolare, e ai vigili del fuoco, da parte di cittadini che a quell’ora erano in casa o negli uffici. Ma le telefonate sono state fatte in particolare per chiedere conferma se si trattava di una scossa di terremoto e di quale magnitudo; più che altro, quindi, curiosità e non preoccupazione. Si è parlato di “tregua relativa” perché, come fanno sapere gli studiosi, di scosse, a volte anche inferiori a magnitudo 1, nella zona dell’Aquila, che viene considerata ad alto rischio sismico, ne vengono registrate a decine durante la giornata. Un movimento tellurico ritenuto normale quindi, non solo nell’Aquilano, ma lungo tutta la dorsale appenninica”. Movimento tellurico normale: questa la frase-chiave. Dunque niente paura. Il sisma tra l’altro non era la notizia principale di quel giorno. Il titolo più forte era dedicato al processo per un caso di violenza sessuale ai danni di una studentessa del Teramano. C’era attenzione anche ai problemi occupazionali che in quel periodo non mancavano mai. Si dava conto in particolare di segnali di crisi persino alla Thales Alenia “l’azienda aquilana fiore all’occhiello del settore spaziale”. Stavano iniziando pure le grandi manovre in vista delle elezioni provinciali che si sarebbero tenute in giugno e che poi furono rinviate di un anno.
L’OMBRA CUPA. Il 13 marzo 2009 l’ombra cupa del terremoto si allunga di nuovo sull’Aquila e ci resterà fino all’ora X. In prima pagina il Centro titola: “Mezza città svegliata dal terremoto. La scossa, magnitudo 2,9, è la più alta registrata da dicembre. L’epicentro nuovamente localizzato vicino a Roio”. In cronaca veniva riproposta una tabella con tutte le scosse più forti degli ultimi mesi. L’articolo chiudeva con una frase che sembrava quasi una correzione di rotta rispetto alle “rassicurazioni” delle settimane precedenti: “Gli esperti segnalano che spesso, ma non sempre, un terremoto di una certa intensità è preceduto da piccoli sommovimenti detti microscosse”.
L’ESPERTO. Il giorno dopo, il Centro decide di intervistare Giulio Selvaggi, direttore del Dipartimento del Centro nazionale terremoti dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia). Selvaggi, una ventina di giorni dopo, parteciperà alla riunione della Commissione Grandi rischi e sarà fra gli imputati del processo relativo agli esiti di quella riunione. In Appello sarà assolto, assoluzione confermata in Cassazione. “Quanto sta accadendo all’Aquila”, disse Selvaggi il 14 marzo 2009, “lo stiamo monitorando, ma senza apprensione particolare, perché si tratta di un evento che rientra nella normalità. Stiamo parlando di attività a breve. E stiamo parlando di magnitudo poco più che strumentali, da 1,3 a 2,9. Un fenomeno simile c’è stato nel 1990. Negli ultimi 20-30 giorni c’è stata una media di meno di cinque scosse al giorno, molte delle quali solo strumentali. Anche se le magnitudo fossero più alte, anche di 3,5, il concetto non cambierebbe: uno sciame, qualunque sia e di qualunque durata non è mai, e sottolineo mai, precursore di grandi eventi sismici. Uno sciame di questo tipo in atto all’Aquila, non aumenta e non diminuisce la probabilità di avere un forte terremoto. Qualsiasi discorso, attualmente, che collega uno sciame a un evento importante, non ha validità scientifica. Se tra due giorni all’Aquila si dovesse verificare una scossa violenta, non sarebbe in nessun modo ricollegabile con lo sciame”. Il collega Vittorio Perfetto a quel punto chiede: “E allora si deve solo aspettare, non si può fare nulla?”. La risposta di Selvaggi: “Di cose da fare ce ne sarebbero tante, ma solo per prevenire i danni di un terremoto importante. Mi dispiace per gli abitanti dell’Aquila e delle zone intorno, anche se questo, come ho detto, vale per tutto l'arco dell’Appennino, ma vivete in una zona ad alto rischio sismico. Noi abbiamo diviso l’Italia in quattro categorie, secondo la pericolosità sismica. Quasi tutti i comuni della provincia dell’Aquila sono tra la prima e la seconda categoria, quindi in una zona dove un forte terremoto non è un evento improbabile, come, d’altronde ci insegna la storia. Quasi tutto l’Appennino è classificato di prima e seconda categoria ed è naturale che i terremoti avvengano in regioni sismiche».
COSTRUIRE BENE. La conclusione di Selvaggi fu: “Bisogna cominciare ad avere la cultura del terremoto come in Giappone. In che modo? Con le costruzioni, edificando palazzi e recuperando le abitazioni dei centri storici secondo criteri antisismici”. Il discorso non fa una piega. Manca però un tassello: mettere in sicurezza le abitazioni dei territori a rischio sismico è opera che richiede decenni.
DIETRO L’ANGOLO. Il terremoto invece (anche se nessuno lo poteva sapere con assoluta certezza) era dietro l’angolo e stava per chiedere il conto. Qualcosa di più che semplici enunciazioni forse si poteva fare. Magari mettere in atto una strategia comunicativa per rendere tutti consapevoli del potenziale pericolo. Chi avrebbe dovuto farlo? E come? Di questo si parlerà e molto, solo dopo. Intanto i 309 cominciavano ad avviarsi, ignari, al patibolo.
(12 -continua)
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