Massimo Ranieri show incanta 3mila spettatori

13 Agosto 2015

Celano, grande successo dello spettacolo “Sogno e son desto” allo stadio Piccone Canzoni, poesie e brani teatrali: così lo “scugnizzo” napoletano conquista tutti

CELANO. Che possa essere una serata particolare lo si intuisce subito. Basta ascoltare, nell’attesa che lo “scugnizzo” napoletano entri in scena, le decine di persone che dalla tribuna centrale intonano “O surdato nnamurato”.

Il tempo di spegnere le luci e lo stadio “Fabio Piccone” si trasforma in un teatro pieno di luci e atmosfera con il castello Piccolomini, sornione, che sembra quasi scrutare curioso quella girandola di note e colori.

Protagonista indiscusso un “ragazzino” di 64 anni che salta, balla, fa ginnastica, recita, ma soprattutto entusiasma i tremila spettatori assiepati in tribuna e nel parterre.

Massimo Ranieri è desto e fa sognare, per parafrasare il titolo del suo spettacolo “Sogno e son desto”. Sin dalle prime note della sua storica “Vent’anni”, brano con cui apre lo spettacolo, si percepisce nell’aria una straordinaria empatia tra l’artista partenopeo e un pubblico in certi momenti addirittura osannante.

Con quella “cazzimma” che lo contraddistingue Ranieri sciorina un repertorio ampio accarezzando con la sua voce intramontabile canzoni epocali di altri autori: dalla “I so pazz” di Pino Daniele, interpretata con una verve atletica invidiabile, alla raffinatezza del brano “L’Istrione”, portato al successo da Charles Aznavour, passando per “La leva calcistica del 1968” di Francesco De Gregori, che Ranieri canta come un manifesto al coraggio, «quello di buttarsi nel fuoco, di rischiare anche in un momento economico difficile come quello che stiamo vivendo».

Non mancano gustose barzellette che, pur toccando argomenti piccanti, l’artista riesce a rendere lievi. Un ammiccamento e una moina per introdurre le deliziose le scenette pescate a piene mani dal repertorio di Nino Taranto, Roberto Murolo e dall’avanspettacolo.

Tra un “Se bruciasse la città” e una “Erba di casa mia” Ranieri legge brani di Alda Merini, Oriana Fallaci e Giuseppe Prezzolini. Incanta il pubblico con una coinvolgere lettura di un sonetto di William Shakespeare e poi lo strega con l’interpretazione struggente di “La voce del silenzio”. Non mancano ricordi familiari e aneddoti con protagonisti il padre e il nonno.

E poi i grandi classici della tradizione napoletana – “I te vurria vasà” e “Maruzzella” tanto per citarne un paio – per arrivare al gran finale con “Perdere l’amore” e l’immancabile “Rose rosse”. È qui che gli spettatori, fino ad allora composti e ordinati, sciolgono le file affollando lo spazio antistante il palco e mettendo un po’ in subbuglio il servizio d’ordine, peraltro efficace e senza eccessi. Il saluto “Ciao Celano, viva Celano” per accomiatarsi tra gridolini e applausi di un pubblico adorante. Eccellente la qualità dei musicisti, perfetti interpreti di un copione credibile e godibile. Tutto fila liscio grazie a un’organizzazione impeccabile da parte del comitato festeggiamenti dei Santi Martiri. Uno spettacolo che Celano e la Marsica difficilmente dimenticheranno. Anche il tempo incerto, alla fine, si piega alla gran voglia di ascoltare uno dei più grandi interpreti della musica italiana. È atteso da un tour in Italia e all’estero che lo terrà impegnato fino alla fine dell’anno.

Nessun problema per un “ragazzino” di 64 anni.

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