Maternità, le accuse al sindaco Ranalli: servilismo verso il Pd

12 Marzo 2015

Il centrodestra: non si presenti più al cospetto del popolo Lui replica: in passato mancati investimenti sul reparto

SULMONA. Il Centro Abruzzo accusa il colpo della futura chiusura del punto nascita. Il consiglio regionale, infatti, non ha concesso alcuna deroga ai tagli o spiraglio di speranza per quei reparti che non raggiungono le 500 nascite annue o per quelli che si trovano in zone disagiate, proprio come quella peligna. Così se in un primo momento il presidente della Regione Luciano D’Alfonso sembrava aver sposato la causa del reparto sulmonese per le sue condizioni orografiche, sono stati i requisiti delle ultime disposizioni in fatto di sicurezza mamma-neonato ad assestare l’ultimo colpo al reparto. La risoluzione di Forza Italia sul rinvio della chiusura non è passata, nonostante le accorate richieste dei sindaci del territorio, espresse nella riunione coi capigruppo che ha preceduto il voto.

E le reazioni del giorno dopo sono legate alla delusione e all’amarezza, col consigliere regionale sulmonese Andrea Gerosolimo, che dopo aver votato contro la sua maggioranza, chiede un gesto forte agli amministratori del Pd. «Sono fiero di aver votato in difesa del punto nascita di Sulmona, col mio collega di gruppo, Mario Olivieri, e il consigliere del Pd, Luciano Monticelli» racconta «quando ci sono problemi che investono un intero territorio non si può rispondere alle logiche di partito. Mi attendo ora un segnale importante da tutto il territorio e in particolare dagli amministratori Pd».

Sposano la tesi del loro riferimento politico in Regione i consiglieri di minoranza Mimmo Di Benedetto, Gianfranco Di Piero, Daniele Del Monaco, Alessandro Pantaleo e Luigi Santilli, che invitano il sindaco «ad abbandonare il servilismo nei confronti del suo partito».

Si unisce alla critica al Pd la senatrice sulmonese Paola Pelino (FI), che invita «coloro che hanno deciso di chiudere il punto nascita, in primis gli esponenti del Pd, a non presentarsi più al cospetto della popolazione peligna indignata per la loro decisione».

Gesti forti per ora non se ne vedono dagli amministratori peligni, col sindaco di Sulmona, Peppino Ranalli, che si limita ad alzare la voce.

«L’uscita dal commissariamento della sanità non può passare sulla pelle dei cittadini» ha spiegato il primo cittadino ai capigruppo regionali «qui ci troviamo di fronte a un disegno preordinato di chiusura che ha portato al massacro del reparto alla luce di mancati investimenti infrastrutturali e di risorse umane. La Regione deve tutelare i nostri territori che sono molto particolari dal punto di vista orografico».

Sconsolato il sindaco di Roccacasale, Domenico Spagnuolo. «Con la chiusura del punto nascita il presidente D’Alfonso ci ha tolto il terreno sotto i piedi peggio di un dissesto idrogeologico», ha detto amareggiato. Con lui all’Aquila anche i colleghi di Raiano, Pratola, Campo di Giove e altri amministratori del Centro Abruzzo.

Critico il consigliere di minoranza Luigi La Civita (FI). «Quello che è successo ha inferto il colpo decisivo al nostro territorio» riflette di ritorno dall’Aquila «non è vero che per uscire dal commissariamento bisogna chiudere i reparti. Basta presentare i conti in ordine a Roma, ma questa sarebbe la strada più difficile e D’Alfonso e la sua maggioranza hanno optato per quella più facile dei tagli».

Federica Pantano

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