Mattarella riceve la donna scampata alle Foibe

10 Febbraio 2019

Antonia Demarin, oggi 94enne, si rifugiò a Castel di Sangro dove conobbe l’uomo che poi sposò

SULMONA. C’era anche un’anziana insegnante sulmonese, Antonia Demarin in Di Tunno, ieri mattina al Quirinale, accanto al presidente della Federazione delle associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati, Antonio Ballarin, allo storico Giuseppe Parlato, ai ministri Enzo Moavero Milanesi e Marco Bussetti. Con loro anche alunni delle scuole premiate dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della celebrazione della Giornata del ricordo, per commemorare le vittime delle atrocità commesse dai militari di Tito contro le popolazioni italiane dell’Istria e della Dalmazia. Una cerimonia commovente nel ricordo delle sofferenze e umiliazioni patite dagli italiani perseguitati e costretti a lasciare la loro terra. Una commozione che ha rivissuto anche Antonia Demarin Di Tunno, solo miracolosamente scampata al campo di sterminio. Il treno che da Trieste la portava insieme ad altre centinaia di persone verso il lager venne fermato nella stazione di Altenburg, in Germania e un soldato tedesco chiese chi fosse agricoltore. Una felice intuizione portò la Demarin a farsi avanti, destinata così a rastrellare e inforcare erba, sottraendosi alla morte.
«Se non avessi conosciuto il latino, intuendo chi cercasse in quel momento quel tedesco, oggi sarei morta» ricorda la signora Antonia, che ha 94 anni. Poi venne ospitata in casa di una signora tedesca, Frida, che la tenne con sé fino alla fine della guerra. Successivamente, dopo il suo ritorno a Pola, nel 1947 fu perseguitata dai militari di Tito e costretta alla fuga e all’esilio a Castel di Sangro, dove conobbe l’uomo che sarebbe diventato suo marito. Dal matrimonio ebbe due figli, Domenico e Anna. «Mamma ha ancora nitido il ricordo di quei giorni terribili e dolorosi», racconta la figlia Anna, «preferisce però non parlarne più. Da anni la “inseguono” tanti giornalisti ma ha sempre rifiutato di parlare delle sofferenze patite. Quando qualche volta ripensa a quegli anni le si riaprono ferite troppo dolorose», conclude la figlia. Ieri infatti i suoi sentimenti erano quasi contrastanti, tra l’emozione di incontrare altri esuli, e il Presidente della Repubblica e il triste ricordo delle vicende vissute. «Allora non sapevo che avrei lasciato per sempre la mia terra», ripete Antonia. E le lacrime tornano a rigare il suo volto. (c.l.)
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