Maturandi al tempo della pandemia tra emozioni e stress

L’Aquila. Arrivi alla spicciolata e colloqui meno ostici del previsto «Prof gentili, ma questa lontananza è stata difficile per tutti»
L’AQUILA. Arrivano alla spicciolata, un quarto d’ora prima della convocazione (così come stabilito dai protocolli di sicurezza) e con un solo accompagnatore (un genitore, ma più spesso un amico). Hanno i volti tesi: lo stress e l’ansia da prestazione si mescolano all’emozione di rimettere piede in classe dopo oltre tre mesi ma anche alla preoccupazione legata a tutte le incognite di questo strano esame.
Eccoli, i maturandi al tempo della pandemia. Le paure degli ultimi giorni, però, scompaiono presto. La temuta ora di colloquio con i docenti (unica prova prevista) passa velocemente. «Pensavo peggio», dicono quasi tutti uscendo. La felicità per il traguardo raggiunto può esplodere, ma è una gioia trattenuta. Fuori dai cancelli, niente abbracci né brindisi: solo poche parole scambiate con i compagni che aspettano il loro turno, una telefonata veloce a casa per far sapere che è andato tutto bene e poi via.
«La prova è stata più facile del previsto. I professori sono stati molto tranquilli, ma tornare a scuola mi ha fatto un effetto strano, non è stato semplice», racconta Gioia Bruno, studentessa del Cotugno, indirizzo Scienze umane. «È andato tutto bene, c’era tanta ansia all’inizio, ma i professori ci conoscevano e data anche la situazione non hanno preteso troppo. Mi hanno fatto domande anche su come ho trascorso il lockdown e sui miei progetti futuri», dice Martina Lidori, anche lei iscritta al Cotugno, ma al Classico. «La mia interrogazione ha riguardato il rapporto uomo-natura e da lì mi hanno fatto anche le domande sulla Costituzione, in particolare sull’articolo 9, quello sulla tutela del paesaggio e del patrimonio storico».
«È andata meglio di quanto mi aspettassi», afferma Larisa Paraschivoiu, maturanda in Ragioneria all’istituto d’Aosta. «Come prova caratterizzante il nostro indirizzo avevamo la presentazione di un business plan. I protocolli di sicurezza? Non mi hanno pesato più di tanto. Mi dispiace, invece, non aver potuto fare né i 100 giorni né la gita».
«Sono soddisfatta», dice Fabiola Biondi, classe V A del liceo Scientifico. «I professori sono stati tutti molto gentili, si vedeva che in questi mesi hanno sentito la nostra mancanza, ma anche noi abbiamo sentito la loro. La didattica a distanza non è stata utilissima, alla fine ci ha sottratto anche tempo per lo studio». «Mi hanno interrogato sui miglioramenti fondiari», racconta Andrea De Filippi, classe V A dell’Agrario, istituto d’Aosta. «Alla fine la presidentessa della commissione mi ha fatto scegliere un articolo della Costituzione, che ho dovuto ripetere e commentare e mi ha chiesto anche come sono cambiati i diritti durante l’emergenza sanitaria. La didattica a distanza? Non mi sono trovato bene e credo che ci abbia anche penalizzato. Studiare senza le spiegazioni dei professori non è davvero la stessa cosa».
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