«Me l’hanno ammazzato»: rabbia e lacrime della moglie del tabaccaio morto per lo choc dopo il furto

La tragica vicenda di Avezzano. Sono parole spezzate dal pianto, dalla disperazione e da una sofferenza che non riesce a trovare conforto quelle pronunciate da Luciana, la moglie di Tonino Libertini
AVEZZANO. «Me l’hanno ammazzato, il mio caro Tonino, me l’hanno ammazzato». Sono parole spezzate dal pianto, dalla disperazione e da una sofferenza che non riesce a trovare conforto quelle pronunciate da Luciana, la moglie di Tonino Libertini. Attorno alla famiglia si è stretto l’abbraccio di una città intera, incredula davanti a una vicenda che in poche ore si è trasformata da episodio di cronaca in un dramma umano che ha lasciato tutti senza parole.
La moglie Luciana ripercorre gli ultimi momenti trascorsi insieme al marito. «Eravamo all’Aquila dai nostri figli e stavamo tornando. Quando siamo arrivati e ha visto quel macello in casa si è sentito male».
Un racconto semplice, essenziale, che restituisce tutta la drammaticità di una serata che avrebbe dovuto concludersi come tante altre e che invece si è trasformata in un incubo. In quei momenti concitati è scattata immediatamente la macchina dei soccorsi. Sul posto sono intervenuti operatori sanitari e forze dell’ordine. Gli agenti hanno tentato in ogni modo di strappare Tonino alla morte. A raccontare chi fosse davvero Tonino Libertini è il fratello Alessandro, titolare della nota carrozzeria di famiglia, che trova la forza di parlare mentre la città continua a fare i conti con lo sgomento.
«Era davvero un punto di riferimento, per noi e per l’intero quartiere. Una personalità unica. Un lavoratore instancabile», racconta Alessandro. Parole che descrivono il ritratto di un uomo che viveva il rapporto con gli altri come una missione quotidiana. «Oltre alla tabaccheria, si arrangiava a fare qualsiasi cosa. Per questo in tanti lo cercavano per i piccoli lavoretti domestici. Ma più in generale, se qualcuno aveva un problema, lui lo faceva suo e si prodigava per risolverlo».
È forse proprio questa frase a spiegare meglio di ogni altra il vuoto che la sua scomparsa lascia oggi nella comunità. Non soltanto un commerciante conosciuto, ma uno di quei volti che diventano parte della vita quotidiana di un quartiere, una presenza rassicurante per chiunque avesse bisogno di una mano. «Voglio sottolineare il lavoro delle forze dell’ordine nella circostanza del malore», conclude Alessandro, «i poliziotti hanno tentato di tutto per salvare la vita di mio fratello. Purtroppo non è bastato. Ma sono stati encomiabili, davvero». Parole di riconoscenza che trovano conferma nei racconti di chi ha assistito ai drammatici tentativi di soccorso.
In queste ore di dolore è arrivato anche il messaggio del sindaco di Avezzano, Gianni Di Pangrazio, che ha interpretato il sentimento diffuso tra i cittadini. «Chi commette reati ai danni di lavoratori, famiglie e attività economiche deve essere consapevole che gesti già di per sé gravissimi possono avere conseguenze drammatiche e irreparabili. Ho piena fiducia nel lavoro degli investigatori e sono certo che le forze dell’ordine metteranno in campo ogni strumento disponibile, compresa l’analisi dei sistemi di videosorveglianza, per individuare rapidamente i responsabili e assicurarli alla giustizia».
Il cordoglio è arrivato anche dal consigliere regionale Massimo Verrecchia: «In questo momento di grande tristezza desidero esprimere, a nome del consiglio regionale d’Abruzzo, la più sincera vicinanza e il più sentito cordoglio alla moglie Luciana, ai figli e a tutti i familiari. La drammaticità delle circostanze che hanno accompagnato questa vicenda rende ancora più dolorosa una perdita che lascia sgomenta l’intera città. Alla famiglia Libertini giungano il mio abbraccio e la mia partecipazione al loro immenso dolore».
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