28 luglio

Oggi, ma nel 1606, a Monza, nel convento di Santa Margherita, il conte milanese Gian Paolo Osio, di 30 anni, residente accanto all’edificio religioso che verrà abbattuto nel 1956, spalleggiato dall’amante, suor Virginia Maria de Leyva, coetanea, anche lei proveniente da Milano, vicaria dell’istituto, assassinava con tre colpi alla testa di piede di porco, Aimina della Cassina da Meda, la conversa “Caterina”, di 23, che aveva minacciato di rendere pubblica la tresca amorosa. Il sicario, che s’era introdotto nel sacro ricovero grazie alla complicità di altre suore, Ottavia Ricci, Benedetta Homati, Candida Colomba Trotti Brancolini, Silvia Casati, simulava la fuga della vittima, che aveva ricoperto l’umile mansione di cameriera di fatica conventuale, dopo aver aperto una breccia nel muro di cinta.
L’omicidio, che nel contesto della dominazione spagnola destava enorme clamore e soprattutto scompiglio poiché uscirà che Osio avesse intrattenuto rapporti intimi con svariate "sorelle", verrà eternato da Alessandro Manzoni nei “Promessi sposi” con il controverso personaggio della “Monaca di Monza”, in riferimento alla de Leyva. Quest’ultima verrà arrestata il 15 novembre 1907 a Monza e trasferita, contestualmente, nel monastero milanese delle benedettine di Sant’Ulderico. Il 17 ottobre 1608 verrà condannata, fino al 25 settembre 1622, alla reclusione nella cella murata, di 1,50 per 2,50 metri, nella Casa delle convertite di Santa Valeria, a ridosso della basilica di Sant’Ambrogio, ricovero per prostitute in disarmo (nella foto, particolare, l’esecuzione della sentenza per ordine del cardinale Federico Borromeo in una rappresentazione a fumetti).
Dopo la liberazione dalla segregazione passerà il resto della sua esistenza comunque in quel ritiro fino alla morte, che arriverà il 17 gennaio 1650 a 74 anni. Osio, che aveva conosciuto suor Virginia nel 1597 e che “Don Lisander” trasporrà nel bieco personaggio di “Egidio”, invece, verrà condannato a morte, in contumacia, il 25 febbraio 1608. Dopo essersi nascosto nei sotterranei del palazzo nobiliare milanese dei Taverna di corso Monforte verrà fatto fuori a bastonate, poco dopo, a 36 anni, e decapitato dai suoi stessi presunti protettori. Per questione d'opportunismo politico la testa verrà offerta in dono al governatore spagnolo Pedro Enriquez de Acevedo, conte di Fuentes.
Il nipote dell’illuminista ambrosiano Cesare Beccaria - che era stato autore del trattato “Dei delitti e delle pene”, edita a Livorno da Marco Coltellini nel 1764 - inizierà a pensare alla sua opera principale, caratterizzata dal “vero storico”, inizialmente come “Fermo e Lucia”, il 24 aprile 1821. Terminerà la prima stesura il 17 settembre 1823. L’edizione “ventisettana” dei “Promessi sposi. Storia milanese del secolo XVII, scoperta e rifatta da Alessandro Manzoni” verrà data alle stampe, completa dei tre tomi, dal tipografo meneghino Vincenzo Ferrario, nel giugno 1827.
