Medibev imbottigliata dalla burocrazia Niente acqua minerale

12 Giugno 2015

Per l’avvio della nuova produzione nello stabilimento si aspettano da mesi le autorizzazioni di Regione e Ministero

SULMONA. La burocrazia fa slittare di 4 mesi l’avvio dell’imbottigliamento di acqua minerale alla Medibev. La Mediterranea bevande del gruppo Refresco, che ha rilevato il sito della ex Campari, doveva iniziare a imbottigliare l’acqua sulmonese scovata in un pozzo all’interno dello stabilimento entro l’estate.

Come avevano annunciato a marzo i vertici europei della multinazionale e il direttore dello stabilimento, Gabriele Di Pentima. Ma i ritardi burocratici hanno complicato le procedure e fatto slittare ogni cosa di mesi, a dispetto degli sforzi di una delle poche aziende rimaste in attività in città. Tocca, ora, a Tullio Tiozzo, giovane manager del Gruppo con base nello stabilimento di Caslino al Piano (Como), annunciare lo slittamento dei tempi.

«Siamo ancora in attesa delle autorizzazioni da parte della Regione e del ministero della Salute» conferma «speriamo di poterle avere entro i prossimi tre o quattro mesi. Certo è che in Italia le cose si complicano e si allungano per gli eccessivi passaggi burocratici. I tempi infiniti delle pubbliche amministrazioni per ogni cosa e non solo per questa complicano solo la vita alle imprese che vogliono produrre».

Il riferimento del manager è anche all’impianto di cogenerazione di energia installato nello stabilimento e in attesa delle autorizzazioni da quattro mesi.

«Si tratta di un macchinario che riesce a produrre energia elettrica dal calore generato all’interno del sito produttivo» aggiunge Tiozzo «fatto apposta per abbattere i consumi e le emissioni in aria di anidride carbonica. Lo abbiamo installato da quattro mesi e siamo ancora in attesa delle autorizzazioni per metterlo in funzione». Il gruppo, con cinque stabilimenti in Italia e in Inghilterra, Belgio, Olanda, Germania, Francia, Iberia, Polonia, Finlandia e Benelux, continua a scommettere in Centro Abruzzo. Rappresentando una delle poche eccezioni fra i capannoni fantasma della zona industriale, l’azienda ha già all’attivo tre linee di produzione (lattine, vetro e pet) e viaggia sui 280 milioni di pezzi all’anno. Da aprile del 2013, infatti, quando è stata riavviata la produzione, su viale del Commercio è tornata la vita. Si è partiti con le lattine, a cui si sono aggiunti vetro e plastica (coi diversi formati pet), per un investimento di circa 11 milioni. A regime lo stabilimento produrrà 300 milioni di pezzi all’anno. Numeri e somme che hanno portato nel primo anno e mezzo alla riacquisizione di 40 persone, una quindicina della ex Campari, poi salite a 60, con assunzioni a termine per la nuova linea. Refresco, specializzata in bevande e succhi di frutta, punta a rafforzare la sua presenza nel Mezzogiorno e da qui l’acquisto a novembre 2013 del sito Campari, chiuso a settembre 2007.

Federica Pantano

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