Medici di famiglia, tanti dubbi «Vaccini, bisogna organizzarsi»

24 Febbraio 2021

Albano (segretario Fimmg): «Faremo la nostra parte, ma vogliamo chiarezza sulle modalità»

L’AQUILA. «Noi faremo la nostra parte, ma ci vogliono chiarezza e organizzazione». L’intesa firmata domenica scorsa tra governo, Regioni e sindacati di categoria (Fimmg, Snami, Smi e Intesa Sindacale) ha dato il via libera definitivo al coinvolgimento dei medici di famiglia nella campagna vaccinale di massa contro il Covid. L’accordo ora dovrà essere firmato a livello regionale (l’assessore alla Sanità Nicoletta Verì ha detto al Centro che questo passaggio verrà fatto in settimana) ma soprattutto dovrà essere riempito di contenuti: dai compensi per ogni dose somministrata alla definizione di tutta la parte logistico-organizzativa. Loro, i medici, si dicono pronti a partire ma chiedono una pianificazione precisa e rigorosa, «affinché non si ripeta», dicono, «quello che è accaduto con la campagna di vaccinazione antinfluenzale». Attese risposte anche dal manager Roberto Testa.
DUBBI. I dubbi principali sono legati, anzitutto, ai vaccini che si sceglierà di usare e al loro approvvigionamento; in secondo luogo, agli spazi che verranno scelti per la somministrazione; e, infine, al personale da affiancare quello medico. L’incognita più grande, in questo momento, è rappresentata dalla quantità di dosi disponibili: «Ce ne sono ancora troppo poche, è difficile fare una pianificazione», spiega Vito Albano, segretario Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) della provincia dell’Aquila «È bene, tuttavia, che iniziamo a organizzarci e che gli aspetti logistici vengano fissati fin da subito, in maniera tale che, quando i vaccini arriveranno, non dovremo perdere altro tempo».
QUALI VACCINI? Altro fattore che inciderà sulla campagna di massa è il tipo di vaccino che sarà usato: «Un conto è fare un vaccino antinfluenzale», dice un altro medico, Luigi Giallonardo, «un conto è somministrare un vaccino come Pfizer, che, com’è noto, ha bisogno di una catena del freddo con requisiti precisi. Inoltre la preparazione delle dosi è un’operazione che oggi viene fatta da un farmacista dell’ospedale con siringhe particolari». L’ideale, ragiona Albano, sarebbe il vaccino Johnson&Johnson, che non ha bisogno di essere conservato a temperature troppo basse e soprattutto non necessita di un richiamo: «Sembra anche che sia quello che causa reazioni più lievi. Ma non sappiamo ancora quando lo approveranno».
DOVE SOMMINISTRARLI? I medici di famiglia in tutto l’Abruzzo sono circa mille, ma non tutti hanno studi professionali e ambulatori adatti a diventare centri vaccinali anti-Covid. Non tutti gli studi, poi, sono sufficientemente strutturati da poter gestire tutte le fasi della campagna, dalle telefonate di convocazione al monitoraggio dei pazienti dopo la somministrazione. «Per le prenotazioni, la Fimmg ha preparato una piattaforma nazionale», dice Albano. «Per quanto riguarda il personale, gli studi associati in gruppo chiaramente sono avvantaggiati. Chi non lo è si troverà in difficoltà». «L’ideale», afferma Giallonardo, «sarebbe che l’Asl o i Comuni ci mettessero a disposizione degli spazi. All’Aquila penso per esempio al polo di Collemaggio. Vaccinare negli studi presenta problemi, dai possibili assembramenti che potrebbero crearsi al fatto che tanti di noi non dispongono di stanze dove tenere in osservazione i pazienti né percorsi separati di entrata e uscita. Vaccinare in strutture apposite ci consentirebbe di fare turnazioni, perché è chiaro che dovremo vaccinare fuori dagli orari di ambulatorio».
«NOI ISOLATI». C’è chi, come il dottor Antonio Altamura, che esercita da tanti anni a Scoppito, sottolinea la necessità di coinvolgere gli infermieri e di affiancarli ai medici. Una misura che, secondo Altamura, non dovrebbe limitarsi all’emergenza ma diventare strutturale. «Noi siamo disposti a lavorare a qualsiasi ora del giorno e della notte, se ce ne sarà bisogno», afferma. «Ma oggi come oggi siamo in uno splendido isolamento e invece mai come adesso bisognerebbe giocare di squadra. La presenza degli infermieri sarebbe fondamentale per la gestione di tutte le fasi, così come sarebbe importante, a mio avviso, coinvolgere anche Università, specializzandi, studenti. Per fare le cose bene e in sicurezza c’è bisogno di personale, altrimenti fare i vaccini potrebbe diventare anche pericoloso».
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