Medicina, Ortu propone una riforma

18 Ottobre 2018

Il presidente dell’Ordine: «Né numero chiuso, né aperto ma in 10 anni verifichiamo di quanti dottori abbiamo bisogno»

L’AQUILA. Potrebbe essere una svolta nel mondo della facoltà di Medicina, e nella sanità in generale, la proposta del presidente dell’Ordine dei medici della provincia, Maurizio Ortu, che è anche componente della Federazione nazionale.
La proposta del dottor Ortu è la seguente: per i test d’ingresso universitario a Medicina, né numero chiuso, né numero aperto. Quest’ultimo tra l’altro «crea solo illusioni». La proposta di Ortu è di abolire questo sistema e, in un confronto con ministero, Regione e Ordine professionale, studiare e stabilire quanti medici occorreranno – per esempio nelle strutture della provincia dell’Aquila – nei prossimi 10 anni, da qui al 2028.
«Il numero chiuso, come il numero aperto, è un sistema inutile. Serve programmare su un arco temporale di dieci anni il numero di medici di cui abbiamo bisogno», afferma il presidente dell’Ordine dei medici chirurghi della provincia dell’Aquila. «Il mio commento parte dall’obiettivo politico del nuovo Governo, che nelle ultime ore ha suscitato non poche polemiche.
«È inutile accogliere tutti alla facoltà di Medicina e non avere, dopo 6 anni, la possibilità di farli lavorare, né di farli iscrivere alla specialistica. Si creerebbero solo delle illusioni. Bisogna prevedere di anno in anno il numero che occorre. Si può fare. Basta un tavolo tra Ministero, Regioni e Ordini professionali».
«Non solo», afferma Ortu, «ma è fondamentale aumentare o diminuire, di conseguenza, anche l’accesso ai corsi di specializzazione, altrimenti rischiamo di avere migliaia di medici laureati, ma senza lavoro».
«In Italia è possibile prevedere il mercato: questo sarebbe un utilizzo intelligente della selezione, per l’accesso alla facoltà. Si tratta», prosegue il presidente, «di un discorso programmatico, non politico».
Non a caso – e il dottor Ortu garantisce che non si sono sentiti – la stessa proposta l’ha formulata, in contemporanea, il presidente dell’Ordine dei medici di Milano, il dottor Carlo Rossi.
«Gli aspiranti studenti di Medicina, che si iscrivono ai test d’ingresso, sono circa 1500 all’Aquila», sostiene Ortu, «di questi ne entrano 200. Ma essendo migliaia in Italia, non ci sono poi i posti né per la specialistica e neppure per esercitare in seguito la professione. Cosa faranno tutti questi laureati in Medicina, che però non potranno esercitare? Prima, per diventare medico di famiglia, era sufficiente avere la laurea in Medicina; oggi bisogna fare un corso triennale, che organizza ogni Regione. Siamo riusciti, per l’Abruzzo, a portare da 20 a 38 i posti per il corso. Senza contare che, nella specialistica per noi medici c’è molta teoria, ma anche tanta pratica. Ma mica possiamo far tastare la pancia di un paziente a 100 specializzandi».
«Spero, come Federazione, di riuscire al più presto a incontrare il nuovo ministro, Giulia Grillo», conclude Ortu, «per presentarle ufficialmente queste nostre proposte». In Italia i medici iscritti all’Ordine sono 400 mila, nella provincia dell’Aquila sono 3000, tra medici e odontoiatri. Un ordine di media grandezza, se si pensa che, come termine di paragone, nella provincia di Roma gli iscritti sono 42 mila.
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