Medicina è al collasso Solo 2 dottori nel reparto

Castel di Sangro, ospedale sempre più in affanno per la carenza di personale E il sindaco Caruso chiede l’apertura dell’ambulatorio per le cure palliative
CASTEL DI SANGRO. Servono altri medici all’ospedale di Castel di Sangro. La carenza ormai cronica di personale sta provocando problemi e disagi a non finire, soprattutto nel reparto di Medicina. Da mesi si va avanti con due soli medici che, comprensibilmente, cominciano anche ad accusare fatica e stress per turni sempre più estenuanti. Se da un lato nella struttura sanitaria è stata aumentata la disponibilità dei posti letto, dall’altro si continuano a registrare difficoltà legate a un numero insufficiente di medici, infermieristico e di operatori socio-sanitari. La situazione più critica si registra proprio nel reparto di Medicina, dove gli unici due medici in servizio non ce la fanno più a coprire tutti i turni e a garantire dunque la reperibilità. Il numero previsto in corsia è addirittura di quattro sanitari mentre attualmente in reparto ci sono solo i medici Valentino Di Tomasso e Michele Saltarelli. Criticità vengono segnalate anche nel reparto di Ortopedia e al Pronto soccorso, dove un medico è andato via perché vincitore di concorso in un’altra struttura sanitaria.
«Stiamo valutando l’adozione di possibili misure per migliorare l’assetto delle unità operative dell’ospedale», spiega Maurizio Masciulli, direttore sanitario dell’Asl, «e stiamo lavorando per predisporre urgentemente nuove graduatorie attraverso le quali poter reperire altri dirigenti medici». A mantenere alto il livello di attenzione sulla sanità in Alto Sangro è il sindaco Angelo Caruso che, dopo aver escluso ogni possibile ridimensionamento della struttura sanitaria, è sceso in campo per chiedere alla direzione generale dell’Asl l’istituzione dell’ambulatorio per la terapia del dolore e le cure palliative, così da poter assistenza ai pazienti affetti da gravi patologie.
«L’urgenza è rivolta a quei tanti pazienti», scrive il sindaco Caruso all’Asl, «che oggi sono costretti a compiere lunghi viaggi verso altre strutture sanitarie per poter usufruire di queste particolari cure».
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