Medico “declassato” vince la causa con l’Asl
Contesta all’azienda la mancata attribuzione del ruolo dirigenziale, ottiene 110mila euro d’indennizzo
SULMONA. Sulla carta è ancora il direttore di un’unità operativa complessa, ma per la Asl il suo ruolo è quello di semplice responsabile di reparto.
Da qui è scaturito il contenzioso, andato avanti per tre anni, che si è chiuso con la sentenza emessa dal giudice del lavoro del tribunale di Sulmona che ha condannato l’azienda sanitaria al pagamento di quasi 110mila euro in favore del medico, oltre alle spese del contenzioso e a quelle generali. Un braccio di ferro che è partito nel 2017 quando l’atto aziendale della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila riconduceva il pronto soccorso di Castel di Sangro a una unità semplice dipartimentale, non riconoscendogli quindi il rango superiore di unità complessa. Di conseguenza il primario, che era stato assunto con regolare concorso, è stato di fatto “declassato” al ruolo di responsabile rispetto a quello di dirigente collegato alla classificazione attribuita alla struttura di cui era alla guida. Il pronto soccorso nel 2013 era stato riconosciuto come unità complessa mentre quattro anni dopo veniva riportato al livello di unità semplice.
Alla fine, con l’insediamento dell’allora nuova giunta regionale venne disposto il fermo di tutti gli atti aziendali in attesa della riprogrammazione sanitaria. Il medico ha quindi avviato la causa per farsi riconoscere non solo le spettanze economiche dovute, ma anche il livello giuridico di riferimento per la mancata copertura del posto da primario. «È una sentenza che ci soddisfa», afferma il legale del medico, Mario Candido, «per le sue caratteristiche orografiche e per la zona disagiata e a vocazione turistica, il pronto soccorso di Castel Di Sangro non può che essere una unità complessa». (c.l.)
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