Medico sulmonese ucciso dal Covid-19

Fasoli, 73 anni, viveva nel Bresciano ed era tornato volontariamente al lavoro. Negativo il test su un altro caso sospetto
SULMONA. La notizia è arrivata nel tardo pomeriggio di ieri: è il medico Gino Fasoli, 73 anni, la prima vittima sulmonese del coronavirus. Il medico in pensione era residente a Passirano (Brescia) e da qualche giorno ricoverato nella clinica di Ome, poco distante dal suo paese. In queste settimane di grave emergenza sanitaria era tornato in attività per dare una mano ai colleghi nel fornire assistenza ai numerosi pazienti colpiti dal virus, da cui è rimasto poi contagiato. Fasoli è morto domenica. Nel paese di residenza lo ricordano tutti come persona esemplare, dal cuore generoso e sempre disponibile. «È stato un bravo medico», afferma Antonio Mossini, sindaco di Cazzago San Martino dove il medico – nato a Sulmona, dove vivono alcuni suoi familiari tra cui un fratello – ha prestato servizio per oltre 30 anni, fino al 2016. La salma sarà tumulata oggi, nel cimitero di Sulmona accompagnata dai parenti più stretti così come prescrive il decreto anti-coronavirus.
TAMPONE NEGATIVO. Intanto, è negativo il tampone eseguito a una ragazza di 23 anni. La giovane, che si trovava da qualche giorno in quarantena obbligatoria nella sua abitazione di Sulmona come caso sospetto di coronavirus dopo esser rientrata dall’Accademia aeronautica militare di Pozzuoli, si era svegliata domenica mattina con la febbre alta: il termometro misurava 38,5. E per non lasciare nulla al caso ha preso il telefono e ha chiamato il centralino del 118. Immediato è scattato il protocollo e su invito del personale in servizio, si è presentata al pre-triage dell’ospedale di Sulmona per effettuare il tampone. Ore vissute con il cuore in gola fino a ieri quando finalmente la ragazza ha potuto tirare un sospiro di sollievo.
SCIOPERO ALLA MARELLI. Uno sciopero di otto ore per ogni turno di appartenenza dal primo di oggi, fino alle 22 del 21 marzo di tutti i lavoratori è stato deciso al termine della riunione che si è tenuta ieri nello stabilimento Sistemi Sospensioni di Sulmona. «Uno sciopero che potrà rientrare solo con un accordo sul ricorso agli ammortizzatori sociali», afferma la Fiom-Cgil. «Non possiamo accettare la decisione dell’azienda di ripartire con la produzione. Le nostre attività non producono beni di prima necessità. Se ci chiedessero di contribuire a produrre ambulanze faremmo sicuramente la nostra parte. Ma così non ha senso». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Fim e Uilm, secondo cui, «vista la criticità sanitaria del territorio e la mancata risposta da parte dell’azienda alle perplessità espresse dalle Rsa e Rsl, non resta altra strada che l’astensione dal lavoro».
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