Megamall, il Comune nega l’apertura Ed è battaglia legale

L’attività sorge nel capannone del vecchio Punto Brico Sestini: «Decisione ingiustificata, chiederemo i danni»
SULMONA. Un nuovo Megamall per la vendita al dettaglio dovrebbe sorgere nell’area industriale, nello stesso capannone che ha ospitato fino a un paio d’anni fa il megastore Punto Brico. Ma proprio quando era attesa l’inaugurazione della nuova attività, dal Comune è arrivato un secco no alla richiesta. Per gli uffici comunali sarebbe trascorso troppo tempo tra chiusura dell’ultima attività e l’inizio della nuova e siccome il Megamall si trova nell’area industriale dove vige una particolare normativa, la deroga per autorizzare una nuova attività commerciale con vendita al dettaglio sarebbe ormai scaduta. Deluso l’imprenditore che, nei giorni scorsi, ha presentato al Comune una diffida in cui chiede l’immediato rilascio dell’autorizzazione di esercizio per il commercio. In caso contrario provvederà ad adire le vie legali, chiedendo il ristoro dei danni economici subiti. «Abbiamo avuto un’amara esperienza», afferma Giovanni Sestini, proprietario dell’immobile e titolare dell’iniziativa, «l’Ufficio Tecnico del Comune ha lavorato con il preciso scopo di ricercare percorsi finalizzati alla bocciatura di una autorizzazione al commercio appellandosi a una norma del Prt non adottabile in questo specifico caso. Sottolineo che nell’immobile in oggetto si è esercitato commercio al dettaglio negli ultimi 20 anni con 2 distinte autorizzazioni rilasciate dal Comune stesso. Oggi, uffici che dovrebbero operare per il miglioramento dei territori anche in un’ottica di salvaguardia del livello occupazionale, burocratizzano ulteriormente i percorsi amministrativi dando un contributo certo alla desertificazione delle aree. Faremo ricorso al Tribunale amministrativo regionale a tutela dell’iniziativa che riteniamo abbia tutte le carte in regola per andare avanti». Il centro che, nelle intenzioni dei proponenti, dovrebbe accogliere un esercizio di media struttura per la vendita al dettaglio nel settore merceologico non alimentare, prevede una decina di posti di lavoro che in un momento di crisi come quello che sta vivendo il territorio sarebbe come manna che cade dal cielo. «Non riusciamo a capire come il Comune abbia scelto di non concedere l’autorizzazione pur in presenza della documentazione richiesta che abbiamo provveduto a depositare all’Ufficio tecnico», prosegue Sestini. «Tra l’altro, confidando sul ragionevole accoglimento della domanda, abbiamo provveduto ad acquistare merce per oltre 800mila euro facendo un notevole investimento. Danni che il Comune ci dovrà risarcire qualora dovesse insistere nel voler continuare a negare un’autorizzazione assolutamente legittima». (c.l.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

