Mensa dei poveri da demolire, coro di no
Il Comune cerca una scappatoia. Intanto Fraterna Tau attende l’esito dei ricorsi contro l’ordinanza
L’AQUILA. «Una soluzione, seppur temporanea la troveremo». Dal Comune nessuno ufficialmente si sbilancia ma da voci di corridoio non sembra che ci sia tanta voglia di far partire le ruspe per demolire chiesa e mensa dei poveri costruiti a piazza d’Armi dopo il sisma del 2009. Un ruolo importante potrà averlo l’assise municipale che potrebbe decidere l’acquisizione delle strutture al patrimonio comunale lasciando la gestione temporanea alla Fraterna Tau (in attesa della ristrutturazione della sede originaria in via dei Giardini) e poi valutare il da farsi, magari con l’affidamento in gestione dell’area attraverso un bando pubblico. È certo che molte delle strutture provvisorie “aggiunte” nel tempo a quelle originarie andranno eliminate in vista della realizzazione (anche se i tempi non si prevedono brevissimi) del parco di piazza d’Armi. Naturalmente ci sarà da vedere anche quali saranno le decisioni della magistratura amministrativa e civile in relazione ai ricorsi che la Fraterna Tau ha presentato per bloccare l’ordinanza di demolizione. Intanto continuano le reazioni politiche contro l’ordinanza che tra l’altro è stata scritta dopo un esposto anonimo pieno di frasi razziste. «La città di Celestino demolisce la Mensa di Celestino, un paradosso inaccettabile» dice l’onorevole Stefania Pezzopane, «l’amministrazione trovi tempo e modo di ricevere padre Quirino e Pierino Giorgi e risolva la questione. È possibile che non si possano conciliare i diversi interessi in campo? È possibile che un’attività indispensabile di aiuto ed assistenza venga costretta a chiudere? Ascoltare le parole equilibrate e addolorate di Padre Quirino mi ha molto colpita. Quante volte il Comune, la Prefettura hanno avuto bisogno di questa struttura per accogliere situazioni drammatiche? Ed ora che fa? Gira le spalle e chiude gli occhi davanti ai bisogni». Per la consigliera comunale Carla Cimoroni (Coalizione sociale) «i servizi di accoglienza e supporto alle persone più povere e bisognose svolti dalla Fraterna Tau sono essenziali per questo territorio e ne deve essere garantita la continuità. Per questo pensiamo che l’ordinanza di demolizione della struttura di piazza d’Armi disposta dal dirigente de Nardis sia non solo carente di presupposti, dato che la sede pre-sisma di via dei Giardini non è stata ancora ricostruita, ma soprattutto non può prescindere da una concreta alternativa, anche attraverso l’individuazione di una nuova sede, che consenta alla Fraterna Tau di non interrompere nemmeno per un giorno la propria attività. Troviamo quantomeno singolare la solerzia con cui ha agito il dirigente comunale, nonostante da mesi fosse stata avviata un'interlocuzione con alcuni esponenti della Giunta per arrivare a una soluzione della questione. Viene da pensare che la destra al potere semplicemente non voglia poveri, senza tetto e migranti in città. E soprattutto, non tolleri chi, davanti alle ingiustizie, alza la testa, le denuncia e persino vince». La Cgil «si unisce al coro unanime di condanne per la decisione del Comune. Abbiamo apprezzato, soprattutto negli ultimi mesi, come Fraterna Tau sia diventata tra i punti di riferimento anche per coloro che agiscono una forma di cittadinanza e di partecipazione laica e che hanno trovato nella struttura accoglienza e collaborazione. Riteniamo che colpire Fraterna Tau sia strumentale e chiediamo che l’ordinanza venga ritirata, ricercando, contestualmente, tutte le possibili soluzioni a garanzia della continuità delle attività che vi si svolgono». (g.p.)

