Mense scolastiche e servizi prescuola, scontro Comune-Cgil

L’assessore Bignotti: «Si parte per ora in 14 plessi su 17» Il sindacato: «Problema di organico affrontato in ritardo»
L’AQUILA. «Senza mensa e con un parziale servizio di prescuola e interscuola la città si avvia all’inizio dell’anno scolastico». L’accusa arriva dalla Cgil, attraverso Miriam Anna Del Biondo e Luigi Antonetti.
IL COMUNE. «Dal 10 settembre è possibile presentare le domande di iscrizione al servizio di pree interscuola, relativamente da parte dei genitori degli alunni delle scuole primarie. I moduli per la presentazione delle domande sono reperibili sul sito internet istituzionale del Comune oppure allo Sportello unificato, al piano terra della sede di via Aldo Moro 30, aperto al pubblico dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13,30, e il martedì e mercoledì anche nel pomeriggio, dalle 15,30 alle 17.30». Lo rende noto l’assessore Francesco Cristiano Bignotti. «I genitori che intendono usufruire della riduzione delle tariffe annuali previste, sono tenuti a presentare la certificazione Isee in corso di validità del nucleo familiare del bambino, unitamente alla domanda di iscrizione al servizio, debitamente compilata. Sia pur alla luce della minore disponibilità di personale impiegabile per tali finalità in virtù delle vigenti restrizioni di legge, sin dall’avvio del nuovo anno scolastico è risultato possibile attivare il servizio di pre e interscuola in 14 dei 17 plessi in cui lo stesso è stato assicurato nel tempo, fermo restando che alla relativa attivazione nei tre plessi residui si provvederà a breve, all’esito del reperimento delle ulteriori professionalità necessarie. Gli uffici del servizio Diritto allo studio», conclude Bignotti, «restano a disposizione per chiarimenti sul servizio».
LA CGIL. Il sindacato, sui problemi di organico, afferma che «la soluzione è stata trovata dal Comune: alcuni plessi sono al momento sforniti del servizio poiché le unità di insegnanti a disposizione non coprono il fabbisogno. La misura adottata ha previsto l’esclusione di quei plessi dove il numero delle iscrizioni non è elevato. Può essere una soluzione ragionevole, forse, ma non ci convince. Intanto, solleviamo un’obiezione rispetto ai tempi: non si può pensare di trovare soluzioni a problemi tecnici, di cui si è già a conoscenza da tempo, all’inizio di settembre. E se anche fosse una sola la famiglia coinvolta, avrebbe comunque diritto all’erogazione del servizio che paga. Perché la scuola pubblica è un servizio che, spesso, va ad agire proprio a sostegno di quelle fasce della popolazione che non possono pensare a soluzioni più onerose. Soprattutto, non possono farlo a meno di una settimana dall’inizio della scuola. A maggior ragione se al problema del pre-scuola e interscuola, numericamente più limitato, si aggiunge quello ancor più sentito e diffuso della mancata partenza della mensa, almeno per la prima settimana. Sappiamo dai lavoratori della società appaltatrice, che, ci teniamo a sottolineare, non ha responsabilità alcuna nel ritardo, che il disservizio non dovrebbe superare la settimana e potrebbe dipendere da una mancata tempestiva comunicazione del numero dei pasti da parte delle scuole. Insomma, un inizio d’anno scolastico che crea disagi».

